Casella di testo: 18 aprile        metodi per diventare santi
Casella di testo: "II mio sacerdozio, già al suo nascere, si è iscritto nel grande sacrificio di tanti uomini e donne della mia generazione"  (Giovanni Paolo II)

 

Beato roman archutowski

(1882-1943)

 

Beatificazione celebrata a Varsavia (Polonia)

da Giovanni Paolo II

il 13 giugno 1999

di 108 martiri polacchi

 

Memoria liturgica 13 giugno

roman archutowski (1882-1943)

Sacerdote e insigne pedagogo. Fu rettore del seminario ecclesiastico di Warszawa. Venne arrestato nel settembre del 1942 e poi trasferito nel campo di concentramento di Majdanek, dove morì il 18 aprile 1943, Domenica delle Palme, in seguito ai sadici maltrattamenti da parte delle guardie. La fame e le malattie, ed ogni altra sofferenza, non lo abbatterono; continuamente cercava di unirle al sacrificio di Cristo.

 

Da: Luci nelle tenebre di Tomasz Kaczmarek e Flavio Peloso,  i 108 martiri della Chiesa in Polonia 1939 – 1945, Varsavia 1999

 

Prefazione del prof. Mario Agnes

direttore dell 'osservatore romano

Città del Vaticano, il 19 aprile 1999

 

"II mio sacerdozio, già al suo nascere, si è iscritto nel grande sacrificio di tanti uomini e donne della mia generazione" Così Giovanni Paolo II nel volume "Dono e Mistero" (p. 47) delinea quella sorta di "apocalisse" del nostro secolo che è stata la seconda guerra mondiale con il suo mortale seguito di lager e di sistematiche negazioni della dignità umana.

Il sacrificio dei cristiani polacchi è una singolare ed importante dimensione della vocazione sacerdotale di Karol Wojtyla. Aveva 19 anni quando i nazisti arrivarono nella sua Cracovia. Scrive il Papa: "Quel 1° settembre 1939 non si cancellerà mai più dalla mia memoria, era il primo venerdì del mese. Mi ero recato al Wawel per confessarmi. La cattedrale era vuota. Fu, forse, l'ultima volta in cui potrei liberamente entrare nel tempio" ("Dono e Mistero", p. 36).

Quel 1 ° settembre 1939 ha cambiato la vita di Karol Wojtyla, del popolo polacco, della Chiesa cattolica che è in Polonia. La storia personale del giovane Karol, come quella di ogni polacco, non può più prescindere da quella data. Gli anni dell'occupazione tedesca in Polonia (1939-1945) sono stati segnati da arresti e da deportazioni di cristiani nei campi di concentramento. I nomi dei lager sono tristemente, dolorosamente noti, Dachau, Auschwitz: "cattedrali" del dolore umano, "capitali" del martirio.

Sono gli anni nei quali il giovane Karol avverte la vocazione sacerdotale, nel seminario clandestino voluto a Cracovia dal grande Cardinale Adam Sapieha. Un suo compagno di seminario, Jerzy Zachuta, non potè essere ordinato insieme con don Karol, il 1° novembre 1946: una notte la Gestapo lo ha prelevato e poi fucilato. E' in questo contesto che si è formata la generazione di Karol Wojtyla. E' in questa cruenta realtà che è vissuta la Polonia. E' tra montagne di cadaveri che i cristiani hanno eroicamente testimoniato la fede nella Risurrezione di Cristo.

In questo invitante ed inchiodante libro Tomasz Kaczmarek e Flavio Peloso presentano la storia personale dei 108 martiri - uccisi dai nazisti tra il 1939 e il 1945 - che Giovanni Paolo II ha beatificato a Varsavia il 13 giugno 1999, nel corso del suo Viaggio Apostolico in Polonia. Il martirologio della Chiesa del ventesimo secolo si è arricchito, così, di 108 nuovi protagonisti.

Protagonisti di santità perché protagonisti di storia. Protagonisti di storia perché protagonisti di santità.

In questa nuova schiera di martiri sono rappresentati tutti gli stati di vita: ci sono 3 vescovi, 52 sacerdoti diocesani, 3 seminaristi, 26 sacerdoti religiosi, 7 fratelli professi, 8 religiose professe, 9 laici. E' la prova che l'accanimento contro i cristiani - "odium fidei" - è stato implacabile. La ricerca storica di questo libro si ferma al 1945. Scuote la coscienza pensare che a quella persecuzione se ne è sostituita subito un altra, di diverso colore.

Il libro presenta la nota biografica dei 108 martiri, si resta agghiacciati davanti a queste testimonianze. Sono storie che ti interpellano e ti costringono ad un esame di coscienza. E' una sconvolgente esperienza spirituale leggere le parole che sintetizzano la storia di ciascuno di loro. Non ci sono nomi universalmente noti come Massimiliano Kolbe, Tito Brandsma o Edith Stein, elevati negli anni passati agli onori degli altari.

Qui c'è una generazione di cristiani "sconosciuti" che continua a parlare a ciascuno di noi. Parlano con la voce limpida delle loro coscienze. Parlano con l'audacia della verità e con il loro amore per la giustizia. Non sono figure appartenenti al passato, non si fanno chiudere nei manuali di storia sui quali si posa inesorabile la polvere. Sono persone sempre vive perché hanno contribuito in maniera determinante, anche se spesso silenziosa a fare storia. Non sono uomini e donne del passato. Sono uomini e donne del presente e del futuro.

Se l'umanità vorrà vivere in un mondo degno dovrà fare i conti con i valori per i quali questi 108 martiri hanno dato la loro vita. La testimonianza dei martiri deve essere gelosamente custodita e interiorizzata per entrare, da autentici pellegrini, nel terzo millennio dell'era cristiana passando consapevolmente attraverso la Porta Santa del Grande Giubileo del 2000.

"Luci nelle tenebre" è il significativo titolo di questo libro. Negli anni bagnati da quel turbinio di follia, la notte del mondo è stata provvidenzialmente squarciata da straordinarie testimonianze di amore. Queste 108 persone hanno scelto di credere all'amore perché l'amore ha gli occhi di Dio.

In questi anni - grazie al dono di Giovanni Paolo II - abbiamo imparato a conoscere e ad amare la Polonia. Il libro ci consente di fare un'inedita esperienza spirituale, di percorrere un tratto di strada accanto ad un popolo coraggioso, un popolo cristiano. In questi anni, grazie al Papa "venuto da un paese lontano", tutti abbiamo abbracciato e respirato il fervore di questa Nazione cristiana. Ci siamo accostati alla sua storia, abbiamo partecipato alla costruzione del suo futuro. Sicuramente oggi la Polonia è un Paese molto meno "lontano" rispetto al 16 ottobre 1978.

Il popolo polacco è esperto di sofferenza. Sa bene che non bisogna dimenticare la storia perché non c'è futuro senza memoria e non c'è pace senza memoria. Ricordare non vuol dire portare rancore, ma costituisce un'opera di giustizia. Ricordare è costruire. Ricordare è fare futuro.

Questo libro, che esce alla fine di un millennio, è quasi un monito per il prossimo millennio. Rammenta che il martirio fa parte sempre della vita della Chiesa: la testimonianza dei martiri resta la più eloquente. In Polonia lo sanno bene. Nei secoli hanno imparato a dare del "tu" al martirio. Il libro ha il merito di ricordarlo a ciascuno attraverso la concreta storia di uomini e di donne. Per questo leggerlo costituisce realmente un'avventura spirituale.

E' con questi 108 martiri e con l'intera Chiesa polacca che, alla fine di queste pagine, ci si sorprende spiritualmente inginocchiati davanti alla Madonna Nera di Czestochowa. E' li il cuore della Polonia. E' li il cuore ed il senso di questo libro. E, se ci si guarda intorno con gli occhi dello spirito, ci si accorge di non essere soli. No, non siamo soli. Accanto a noi, in ginocchio davanti alla Madonna di Jasna Gòra, vediamo un popolo intero.