|
N (10)
Nascimbene Fra Igino
Natale Salvatore
Nava Giuseppe
Nebelski Bogumil Mieczyslan
Negri Lino
Netto Ferruccio
Nicco Luigi
Nicola Carlo
Nicola Lorenzo
Nunez Mestres Antonio |
Sac.
Luigi NICCO
da Torino, morto in Massa
Marittima (Grosseto) il 3 febbraio 1976, a 64 anni di età, 42 di
professione e 38 di sacerdozio.
Nato nella capitale piemontese il 24 luglio 1911, quando
entrò in Congregazione (22 dicembre 1928) fu da Don Orione e Don Sterpi
assegnato alla schiera benemerita, caratteristica del primi anni seguiti
alla famosa « questua delle vocazioni », cui fu dato il nome di «
carissimi », sia perché più avanti di età e sia perché addetti ai lavori
di costruzione del Santuario della Madonna della Guardia. Don Nicco
resta nella memoria dei più anziani dell'Opera per la sua tipica figura
di generoso lavoratore, pienamente a disposizione dei superiori, in quel
tempo che valse a dare un volto alla Congregazione tanto apprezzato in
Italia e all'estero per lo spettacolo di « quei giovani leviti sporchi
di calce e con i calli nelle mani (come scriveva Don Orione) ma protesi
con tutte le forze a servire Cristo e la Chiesa nei più poveri e umili.
Tutto ciò non impedì, anzi favorì il forte carattere di Luigi Nicco e la
sua aperta intelligenza — conglobati in una vocazione decisa, senza
tentennamenti, generosa — nel compimento dei suoi studi: ricevuto
l'abito santo il 29 agosto 1929, studiò a San Bernardino e nella Casa
Madre di Tortona (ginnasio, filosofia), poi passò a Villa Moffa per il
noviziato, seguito dalla prima professione (15 agosto 1934): fu quindi
mandato alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza
di teologia nel luglio 1938, cui seguì nel novembre successivo il
giuramento speciale in difesa della povertà .religiosa e l'Ordinazione
sacra ricevuta nel « suo » santuario della Madonna della Guardia di
Tortona per le mani di Mons. Cribellati il 6 novembre 1938.
La forte tempra di lavoratore, il retto criterio pratico, generoso,
'remissivo, ma oculato e attento, che sa arrivare a tutto, ne avevano
plasmato un amministratore nato, capace, che non si risparmia davanti a
lavori umili, diuturni, e a sacrifici. Fu così subito assegnato da Don
Orione e Don Sterpi alla cura economica e successivamente alla direzione
di quelle istituzioni di carità che sono la pupilla degli occhi della
Congregazione. Nel novembre 1938 fu « capo casa » — la direzione vera e
propria era esercitata a distanza dal Fondatore e Don Sterpi —
dell'Istituto di Quarto Castagna, fino al dicembre 1945; poi, sino al
febbraio 1949, diresse il Piccolo Cottolengo Genovese; dal 1955 al 1958
fu direttore al Piccolo Cottolengo di San Remo e Consigliere provinciale
(1966^58); dal 27 novembre 1958 incaricato della Perolla e poi (.gennaio
1960) ancora direttore al Paverano; dal 1964 direttore alla Perolla,
mantenendo nel frattempo la mansione di Vicario Provinciale (1962-66).
Da quegli anni la Perolla divenne « il feudo del cuore » di Don Nicco,
che « più che di avere cercò di essere », a conforto, edificazione e
.ricupero di tanti « buoni figli », adoperandosi in forme magnanime di
dedizione, rivelandosi veramente strumento di Provvidenza grande per le
necessità varie non solo della sua Casa ma di tutta la Provincia.
Sacerdote franco, senza doppiezze, offrì tutto se «tesso alla propria
vocazione modellandosi — e contribuendo a modellarsi gli altri — sullo
spirito e sull'esempio di Don Orione.
I suoi funerali — svoltisi atta Perolla con la concelebrazione
presieduta dal Vescovo di Massa M. e Populonia, Mons. Vivaldo,
circondato da numerosi sacerdoti — e nella Chiesa di San Giuseppe
Cottolengo in Genova, — con altra concelebrazione di quaranta sacerdoti
presieduta dal Vicario Generale Don Aureli e partecipata da innumerevoli
amici, benefattori e assistiti del Piccolo Cottolengo — hanno esaltato
la grandezza del sacerdozio cattolico e della carità cristiana tanto
bene vissuti e realizzati dal caro Confratello. La sua morte era
avvenuta repentinamente nell'ospedale di Massa M., dove era stato
ricoverato per accertamenti, la mattina del 3 febbraio: una morte sulla
breccia di un dovere eseguito con instancabile dedizione e fedeltà al
proprio ideale sacerdotale e religioso.
Periodico "Don Orione" n 4, 15 marzo 1976
|