
DON ORIONE INVITA
A RICORDARE I NOSTRI DEFUNTI
"Nella Congregazione abbiamo avuto i
nostri morti, che sono quelli che ci precedettero nel campo del lavoro e
che caddero primi. Abbiamo avuto chierici giovani, suore e altri che
morirono santi. (Parola V, 33)
Noi abbiamo avuto dei confratelli
virtuosissimi. La nostra Congregazione ha i suoi morti, quelli che ci
hanno preceduto, le avanguardie che caddero, gli eroi che aprirono il
varco, i primi arditi che hanno tracciato la strada, la schiera di
quelli che hanno lavorato e sofferto nell'epoca eroica della
Congregazione. Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di scriverne,
neanche brevemente, la vita. Se non abbiamo scritto, non è però venuto
meno l'affetto. Tanti nostri chierici e sacerdoti sono morti in concetto
di santità. Essi ci ammoniscono, e l'ammonimento è rivolto a me per
primo, che, se vogliamo, in Congregazione possiamo veramente farci
santi...
Se il Signore mi darà la grazia di avere
un poco di tempo a disposizione, voglio scrivere la vita di questi santi
sacerdoti, che ci hanno preceduti, a conforto di quanti verranno tra le
nostre file. Alcuni di questi sacerdoti ci hanno dato esempi luminosi di
vita santa, esempi di virtù eroiche.
Dobbiamo, o cari figliuoli, sforzarci di
seguire le loro orme, gli esempi della loro vita: vita di sacrificio,
vita di lavoro, vita di religiosi sereni di fronte alla malattia che non
perdona, sereni e gioiosi di compiere la volontà di Dio. Sono fratelli,
quelli che ci hanno preceduto, fratelli che fanno sentire il loro aiuto
in modo palese e che, in qualche modo, hanno fortificata la nostra
speranza che essi godano già la gloria dei Santi e che stanno
attendendoci alle porte della eternità”. (Don Orione e la Piccola
Opera IV, p.7178, passim)
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