Sac. Giuseppe Zanocchi
primo Superiore delle Case in Argentina, Uruguay, Cile e Brasile, da
Cegni (Pavia), morto a Buenos Aires (Argentina) il 17 maggio 1954 a 80
anni di età, 41 di Professione e 49 di Sacerdozio. E' tumulato nella
Chiesa parrocchiale di Victoria (Argentina)
28 ottobre 1873
17 maggio
1954
Passerà alla storia della Congregazione come
una pietra fondamentale della «Piccola Opera» in Argentina, Cile e
Uruguay
Era entrato in Congregazione quando già aveva
passato la ventina e Lui stesso raccontava con tanta semplicità come
avesse tentato di persuadere Don Orione a lasciarlo tornare al suo paese
per aggiustare certe supposte faccende di famiglia e con tale pretesto
rimanere a casa... Gli sembrava impossibile potere perseverare!... Ma
D.Orione, che vedeva più lontano di Lui ed aveva il naso fino (così
diceva lui stesso!...) non glielo permise mai. Più tardi lo accompagnò
Lui stesso e lo riaccompagnò di ritorno a Tortona!... Se no, non avremmo
avuto il Padre «Josè Zanocchi » e sarebbe stato un gran danno per la
Congregazione e per le anime!
Fu ordinato sacerdote nell'anno 1904 e subito
esercitò un fecondissimo apostolato di bene come cappellano
dell'Ospedale di Tortona e delle carceri della stessa città e come
Direttore spirituale della Congregazione nascente delle Piccole Suore
Missionarie della Carità.
Altri diranno della sua opera in Italia. Io
lo conobbi e vissi con Lui per circa 25 anni in Argentina: mi si
consenta rendere un piccolo affettuoso omaggio di venerazione e
gratitudine al caro Padre Josè, in Argentina.
Chi lo avvicinava per la prima volta poteva
forse avere l'impressione di trovarsi di fronte ad un timido e di
mediocre capacità, ma per poco che con Lui trattasse e ne guadagnasse la
facile confidenza, si convinceva ben presto che più che timidezza era,
la sua, delicata riservatezza e profonda modestia, che all'uopo sapeva
essere forte e fattiva.
Di una semplicità cristallina era
sinceramente allegro e anche faceto. Amava la barzelletta divertente e
delicata, non mai volgare, che rivelava un carattere ottimista,
gioviale, aperto, simpatico e cattivante.
Ma in Lui primeggiava sempre e in tutto il
«Sacerdote » e il «Religioso» dignitoso e austero, pur essendo sommamente
benigno. Delicatissimo di coscienza era scrupoloso osservante di tutte
le regole ecclesiastiche e religiose. La sua pietà era profonda e
solida.
Queste esimie qualità indussero Don Orione a
scegliere il Padre Giuseppe Zanocchi perché fosse il Primo Superiore dei
Figli della Divina Provvidenza in Argentina e in tutta l'America
Spagnuola.
L'11 febbraio 1922 D. Zanocchi sbarcava a
Buenos Ayres con i RR. PP. Don Giuseppe Montagna e Don Enrico Contardi e
i chierici (ora Sacerdoti) Castagneti! e Dondero. Li
aspettava nel porto lo stesso Don Orione che da qualche mese si trovava
in Argentina ed aveva accettato la casa e chiesa che dovevano andare ad
occupare e officiare nella località di Victoria a 25 Km. da Buenos Avres.
La prima preoccupazione di Don Zanocchi fu di
procurare che la piccola Comunità facesse veramente vita religiosa:
puntualità negli orari. osservanza di tutte le pratiche di comunità, ma
tutto con tanta discrezione di spirito e comprensione che nessuno ne
sentiva il peso. Lui non ordinava mai. Lui faceva la lettura a tavola,
Lui segnava le varie pratiche di pietà durante la giornata. La sua
dolcezza non gli permetteva di muovere rimproveri, ma il suo esempio, la
sua condotta, il suo modo, qualche allusione indiretta, ma
intenzionale, condite da qualche paterno sorriso, non davano tregua e
obbligavano a osservanza.
Lui era il Superiore, ma nessuno mai lo
seppe da Lui, né dalle sue parole o dalle sue pose. Mai una sola
volta lo si è sentito dire: «Io sono il provinciale!...» oppure: «Io
sono il superiore!..». La mortificazione e l'imbarazzo più grande per
Lui era appunto il fare atto di autorità e qualche incauto
avrebbe potuto facilmente credere che Lui non era il superiore. Eppure
Lui dava il tono di tutta la vita religiosa, ma senza apparato alcuno di
autorità, senza prendere mai il tono di maestro, con una umiltà e
modestia ammirabili.
Agli occhi di certi, spiriti faccendoni che
fanno più strepito che bene il Padre Josè potè forse sembrare un
incapace! Ma nulla di più ingiusto e di più temerario.
Don Giuseppe Zanocchi fu di uno spirito
profondamente pratico e realizzatore e, se la Piccola Opera della Divina
Provvidenza si è trapiantata nell'America del Sud con tutto il suo
spirito genuinamente orionino, lo si deve a Lui, alla sua prudenza, alla
sua umiltà sincera e al suo indomito spirito di Fede e di sacrificio.
Ma l'azione apostolica e benefica del caro
Padre Josè Zanocchi non va limitata nell'ambito della Congregazione. Don
Zanocchi ha esercitato un apostolato fecondissimo tra le anime a lui
affidate e nessuno mai potrà dire tutto il bene da Lui fatto per ciò che
è oggi la Parrocchia e il paese di Victoria.
Quando Don Zanocchi giunse a Victoria, la
piazza attuale del paese era un «potrero», la chiesa era deserta e
disadorna, il campanile abitazione indisturbata di gufi e civette, il
gruppo della Madonna della Guardia con il Pareto e le pecorelle era in
un angolo della chiesa stessa, su un cassone di legno, forse lo stesso
in cui era giunta dall'Italia, fatta venire da una devota persona del
Genovesato.
Senza molto rumore il Padre Josè, si mise
all'opera Egli, con sega, pialla e martello, preparò un altare meno
indegno e mise la Madonna di Don Orione in onore e decoro.
Puntuale e devoto faceva tutte le funzioni
religiose, senza troppo scomporsi se pochi erano i fedeli che vi
assistevano...
La sua predica più efficace e frequente era
quella di San Francesco, Benché lo dissimulasse, il suo cuore sensibile
e delicato, in quei primi tempi, sentiva forte la nostalgia della Patria
lasciata... sentiva la necessità di uscire ogni tanto e fare due passi
per distrarsi e anche conoscere la sua popolazione, i suoi fedeli... Si
riforniva le tasche di caramelle in abbondanza, di medagliette e
immagini e tutto amabile e sorridente faceva il suo giretto.
La località di Victoria era allora un paese
in formazione la popolazione si componeva quasi esclusivamente di operai
delle officine meccaniche della Compagnia Ferroviaria «Central
Argentino», genti di poca fede e di meno pratica religiosa, anzi di
marca spiccatamente «rossa».
Il Padre Josè, figura imponente e veneranda,
salutava tutte le persone che incontrava per la strada abbozzando un
amabile sorriso, mentre con la destra si scopriva delicatamente il capo.
Sulle prime la sua attitudine causò qualche meraviglia... ma dopo
qualche settimana già si era guadagnato la simpatia di tutti anche dei
«rossi».
Senza invettive, senza prediche, con la sola
presenza e il suo aspetto venerando, fatto tutto di modestia e di bontà,
aveva fatto cadere tutti o la maggior parte dei pregiudizi
Ai bambini e alle bambine, senza che glielo
chiedessero, offriva la medaglietta o la caramèlla, con tanta amabilità
che conquideva... Lo chiamavano il «Padre bueno». Dopo qualche tempo già
lo conoscevano, non faceva più bisogno che Lui offrisse i piccoli doni,
bastava si lasciasse vedere per le strade, che tutti gli correvano
incontro chiamandolo per nome «Padre Josè, Padre Josè».
E la chiesa cominciò ad essere frequentata,
si prepararono i primi gruppi di Prime Comunioni, incominciarono a
chiamare per amministrare gli ultimi Sacramenti ai moribondi, si
cominciò ad avere le prime sepolture religiose completamente in disuso
in paese) e la chiesa insensibilmente, poco a poco prese il ritmo
sostenuto di una vera parrocchia è di intensa vita cristiana. E nel 1927
l'Arcivescovo di La Piata la erigeva canonicamente in parrocchia con il
titolo e sotto la protezione di Nostra Signora della Guardia! E la
immagine della Madonna, dall'altare greggio e rustico del Padre Josè,
passava sull'altare maggiore, Regina e Signora,
E non si è detto che la minima parte della
opera sagace, prudente, apostolica e religiosa del Padre Zanocchi.
Don Orione lo lasciò a Victoria con una
piccola casa canonica e la Chiesa, in povertà più che evangelica.
Don Zanocchi vi fondò un collegio «San Josè »
con le scuole elementari e la scuola tipografica, oggi fiorentissimi.
E quando la Congregazione, portava il suo
dinamismo ed evidentemente spinta dalla Divina Provvidenza si vide
chiamata a decidere sulla convenienza o possibilità di nuove fondazioni,
il Padre Zanocchi, con capacità e saggezza, seppe disimpegnarsi
meravigliosamente con criteri di profonda praticità e santità. E così
aprì la Casa di Mar del Plata, oggi fiorente parrocchia e scuola che
educa circa 800 ragazzi; passò l'immènso Rio Paranà e fondò la Casa di
Montevideo, nell'Uruguay, di assistenza agli operai, con scuole serali
aperse la prima casa nella grande metropoli di Buenos Ayres, nel
popoloso rione di Nuova Pompeya; passò le Ande e a Santiago del Cile
pose le fondamenta della «Piccola Opera,»
in
quella Nazione, attuando quanto Don Orione aveva desiderato e in parte
combinato; a Tucuman piantò un nuovo «Piccolo Cottolengo».
Per obbedienza subito dopo la morte di Don
Orione e in momenti difficili, va al Brasile per compiere una visita a
quelle Case, facendo il viaggio in aereo, nonostante la sua ripugnanza,
riscuotendo sempre e dovunque amore, stima e ammirazione dai Vescovi,
Prelati e Benefattori.
L'unico a non stimarsi era proprio Lui,
sempre umile e modesto, sempre nascosto e quasi mortificato di se
stesso, tanto era persuaso che Lui nulla sapeva e nulla valeva.
E le suore? Che faceva per le suore, ossia le
«Piccole Suore Missionarie della Carità»?
Già ho detto che fin dai primi anni di
sacerdozio fu destinato da Don Orione a Tortona a occuparsi della
direzione spirituale del nascente Istituto delle Suore. Difficile
sarebbe dire tutto e ponderare debitamente, tutta l'opera spiegata da
Don Zanocchi in questo campo: prima in Italia e in Argentina poi.
Quando parve giunto il momento destinato
dalla Divina Provvidenza perché anche le Piccole Missionarie della
Carità piantassero le loro tende in Argentina, fu Don Zanocchi che ne
facilitò l'attuazioni. Lui preparò la loro prima Casa in Buenos Aires,
prima ancora che arrivassero, Lui diresse e sostenne le prime arrivate,
Lui organizzò la loro prima Casa di formazione e Noviziato a Buenos
Aires e la diresse col calore del suo fervoroso spirito e la saggezza
del suo sano criterio e della sua veterana esperienza.
E se oggi le Piccole Suore di Don Orione
hanno in Argentina già oltre sessanta professe Americane, dopo Dio, lo
debbono in gran parte, a Don Zanocchi, che seppe gettare basi sicure
alla nuova fondazione.
Nel 1946 era tornato in Italia per
partecipare al 2° Capitolo Generale e fu chiamato a far parte del
Consiglio Generalizio, con l'alta carica di Vicario Generale. Se fu
grande l'onore, più grande fu per Lui il sacrificio. Sacrificio per Lui
il dovere di esercitare un'autorità e più ancora sacrificio per dovere
abbandonare la sua seconda Patria. l'Argentina, alla quale si era dato
con tutto l'ardore della sua anima semplice e dove era profondamente
riamato.
Passarono i sei anni di Vicariato e il Rev
Superiore Generale interpretando i suoi desideri (Lui non lo chiese,
anzi affermò :io voglio fare l'ubbidienza) ! lo mandò ancora in
Argentina. Partì animoso nonostante i suoi 78 anni compiuti. Vado a
morire laggiù, mi disse quando lo salutai ! E così fu !
Ecco l'ultima sua lettera scritta da Claypole
il 10-5-54 che rispecchia il candore e
la delicatezza dell'anima di Don Zanocchi :
Rev.mo e amatissimo Don Pensa.
La pace del Signore sia con noi!
Dopo la S. Pasqua mi sentii costretto a
mettermi nelle mani dei medici e passare una settimana all'Ospedale
Italiano in osservazioni e analisi ed ora sono in un assoluto riposo nel
nostro Hogar Sacerdotaì de Claypole. Non conosco ancora con precisione
il risultato della diagnosi ottenuta, ma da quanto mi risulta la
debolezza aumenta di giorno in giorno al pari della nausea a ricevere
alimento. L'ultima volta che celebrai, fu il 29 del mese scorso con
molta fatica e fui costretto a terminarla con la Santa Comunione: non ho
mai lasciato la Santa Comunione. Deo gratias! Mandatemi una larga
benedizione che mi sorregga in queste ultime prove di questa vita e mi
ottenga una santa morte. Con la vostra bontà di Padre delle anime nostre
perdonatemi tutte le mie mancanze che ho potuto darvi... e vogliate
tenermi presente a Gesù Nostro Signore nel santo sacrificio della Messa.
I mìei più filiali ossequi a Voi e a tutti i nostri tanto buoni
Superiori, saluto ed abbraccio nella carità fraterna tutti i nostri
Confratelli. Novizi e Probandi, invocando su di loro le benedizioni del
Venerando Padre Don Orione e Don Sterpi.
In punto di morte vorrei essere Don Zanocchi,
disse qualche volta Don Orione!
In verità morì con la morte dei Santi.
Ricevette con edificante pietà tutti i santi Sacramenti e sorridente,
come era vissuto, attese l'ultimo momento, attorniato dai Confratelli
piangenti e oranti!
Ora riposa là, nel cimitero privato del
«Piccolo Cottolengo Argentino di Don Orione», tra i poveri ricoverati,
che tutti i giorni vanno a depositare sulla tomba del Padre il fiore del
loro affetto e la preghiera della loro pietà.
Don Giuseppe Dutto
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