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Figli della Divina Provvidenza (FDP) A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Z ordine alfabetico per Cognome
Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) |
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G (74) |
Tornato alla casa del Padre in Reggio Calabria il 23 giugno 2005, a 63 anni d’età, 9 di Professione religiosa e 5 di sacerdozio. Riposa nel cimitero di Condera a Reggio Calabria. Don Enrico è una delle cosiddette “vocazioni tardive”, non infrequenti anche nella storia della nostra Congregazione. Don Orione stesso le accettava come doni della Provvidenza e le valorizzava a gloria di Dio, per il bene della Chiesa, delle anime e della sua Opera. Nacque a Messina il 24 aprile 1942, fu battezzato il 12 maggio successivo e cresimato il 6 giugno 1954. Conobbe l’Opera orionina dal giorno che fu accettato all’istituto di Messina, il 24 aprile 1948, ove frequentò le normali scuole elementari e le scuole di avviamento professionale, trovando poi un buon lavoro come linotipista, revisore e correttore di bozze presso la “Gazzetta del Sud” di Messina (’60-’94). Da tempo sentiva la chiamata del Signore a consacrarsi, coltivata frequentando attivamente la vita parrocchiale e l’istituto per orfani di Viale San Martino a Messina, ma ugualmente era cosciente delle varie vicende e circostanze, in modo particolare la cura e l’assistenza nella malattia della madre, costretta in carrozzella, che si prolungò per ben 18 anni, fino alla morte, avvenuta nel 1989, che lo trattenevano e ostacolavano per una sua decisa risposta. Solo il primo novembre ’92 trovò semaforo verde verso la méta tanto attesa di farsi sacerdote, entrando come postulante nella comunità orionina di Messina, all’età di 50 anni, continuando nel frattempo, gli studi teologici, già iniziati, presso l’Istituto “San Tommaso” di Messina, affiliato alla Pontificia Università Salesiana. Animato da buona volontà e fiducia nella Provvidenza, fece domanda per il noviziato, disposto anche ad abbracciare la consacrazione laicale se i superiori non lo ritenessero idoneo per il sacerdozio, facendolo poi a Velletri Colle Giorgi, sotto la guida di Don Luigi Fiordaliso, professando i primi voti religiosi l’8 settembre 1995 nelle mani di Don Gino Carradori. Destinato a Reggio Calabria, riprese con impegno l’assistenza ai ragazzi e lo studio in preparazione al sacerdozio. Ricevette gli ordini minori nel 1997; emise la Professione perpetua il 21 novembre 1998 davanti al Provinciale Don Achille Morabito e fu ordinato Diacono il 23 marzo 1999 da Mons. Salvatore Nunnari, sacerdote reggino consacrato neo Arcivescovo di S. Angelo dei Lombardi. Il sacro Ordine del Presbiterato ebbe la gioia di riceverlo, nonostante l’infermità, nella nativa parrocchia di Santa Maria Consolata a Messina, dall’Arcivescovo Mons. Giovanni Marra, il 20 novembre 1999, solennità della Madonna della Divina Provvidenza, festa principale della Congregazione. Celebrò poi la prima Messa nel nostro Santuario parrocchia “S. Antonio di Padova” a Reggio Calabria, che diverrà anche il campo del suo apostolato sacerdotale e orionino, come lo fu per la sua formazione religiosa e sacerdotale. Dopo l’ordinazione svolse l’incarico di economo e assistente dei ragazzi che da sempre prediligeva, senza trascurare l’aiuto ministeriale quando richiesto. E questo, fino alla chiamata del Signore, senza rimpianti. Don Enrico, già dal noviziato veniva descritto come equilibrato, umile, aperto, laborioso, generoso e di fede; cosciente dei suoi limiti, che non gl’impedivano di cercare la concordia e la carità. Fin dall’inizio accettò la divina volontà nella sua vita quando, nel 1995, dopo vari esami clinici, gli diagnosticarono la leucemia, che lo abbonarono alla sofferenza e alle cure ospedaliere, ma anche alle gioie della vita comunitaria con i suoi doveri, che edificarono quanti lo conobbero, per la sua testimonianza umana, religiosa e sacerdotale. Negli ultimi mesi, le sue condizioni si aggravarono notevolmente, costringendolo al definitivo ricovero all’ospedale di Reggio Calabria del 31 maggio. Pur amorevolmente assistito giorno e notte dal personale sanitario e dai confratelli, il 21 giugno ebbe il primo collasso; al pomeriggio ricevette lucidamente e serenamente il sacramento degli infermi, amministratogli dal Parroco Don Michele Zaccaro, lieto di offrire tutto per la Chiesa, il Papa, le anime e per la pace nel mondo. Avvicinandosi la fine, come da suo desiderio, i medici gli consentirono di tornare a casa e il 23 mattina, pur sofferente e cosciente, salutò tutti quelli del Centro Don Orione, chiese nuovamente l’Eucaristia e dopo una breve agonia si spense sussurrando: “Sto morendo… Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo…”. Sparsasi la notizia della morte in città, moltissimi salirono alla “Collina” per ringraziare e pregare. Segno del gran bene che il Confratello seppe seminare e coltivare nel nome e nello spirito di San Luigi Orione. I funerali si celebrarono il 25 giugno nella Parrocchia S. Antonio di Reggio Calabria, presieduti dal Direttore provinciale, concelebranti confratelli e sacerdoti, presenti moltissimi fedeli e amici. La salma fu tumulata nella tomba dell’Opera nel cimitero “Condera” di Reggio Calabria. (dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia")
Un prete come noi
Giovedì 23 giugno ci ha lasciato Don Enrico Gaberscek, dopo una lunga malattia. Molti non lo hanno neppure conosciuto, ma la sua storia è quella di un discepolo di don Orione, che con tanti sacrifici, per accudire la mamma ammalata, aveva raggiunto in tarda età la meta del sacerdozio, dopo aver lavorato per anni come correttore di bozze in un giornale locale. Perché uno di noi? Per la sua grande umanità, per la sua umiltà e per la sua generosità! Tutti quelli che lo avvicinavano si sentivano capiti compresi e amati, senza distinzione di ceto alcuno e tutti lo consideravano un amico. In comunità, con i confratelli, o con il personale, bastava una sua battuta, magari in dialetto messinese, per sdrammatizzare quell’attimo, e in privato sempre una parola di conforto per riempire un vuoto o un dolore. Ricco della sua umanità, mostrava a tutti oltre che i pregi anche i difetti, proprio per essere fino in fondo uomo come gli altri. Mi viene in mente associandolo alla sua figura quello che Don Orione voleva per i suoi preti:” o con la ramazza o con un libro o con il rosario in mano”, cioè l’umiltà, la sapienza e la santità.
Pio Tarantino
Apostoli per il terzo millennio, di Graziano Bonfitto, Don Orione Oggi, gennaio 2000
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