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Eremita
Fra EDOARDO (GATTI Luigi)
Improvvisamente chiamato dal
Signore il 30 settembre 2005 nell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio (Pavia), a
68 anni di età e 30 di Professione religiosa.
Pierluigi nacque a Voghera (Pavia) il 3 agosto 1937,
primogenito di Edoardo e di Caterina Capra, fu battezzato il giorno
successivo e cresimato il 16 maggio 1944. Aveva un altro fratello.
Fu accolto in Congregazione il 23 luglio 1954 da Don
Antonio Ruggeri, nella casa per aspiranti fratelli di Montebello della
Battaglia, che lo aggregò al gruppo degli “artigiani”, avendo già 17 anni di
età, lavorando nelle varie necessità della casa, secondo le attitudini
proprie.
Qui visse fino al 1965, respirando e assimilando il
clima e lo stile di vita laicale dei fratelli orionina, fatto di fraternità,
studio, lavoro e preghiera. Durante varie visite-passeggiate a piedi fatte
con i probandi all’Eremo Sant’Alberto a Ponte Nizza, ebbe occasione
d’incontrare e ascoltare Frate Ave Maria, l’eremita cieco vissuto in concetto
di santità, il giovane Gatti maturò il desiderio di farsi eremita. Chiese di
provare e nel 1965 si trasferì nell’eremo, che divenne la sua residenza e la
sua vita, conquiso dalla bellezza e dal silenzio nonché dalla pace che vi
regnavano.
Dopo un lungo discernimento e condivisione di vita con
gli eremiti colà presenti, fece il canonico anno di noviziato sotto la guida
di Don Giulio Florian, dal 7 dicembre 1973, e nella festa dell’Immacolata
1974, fu ammesso alla vestizione e prima Professione col nome di Fra Edoardo
(forse in memoria del padre, morto nel 1964) e professando in perpetuo lo
stesso giorno del 1979. Emise pure il IV Voto di speciale fedeltà al Papa, il
29 agosto 1985, nel Santuario della Guardia a Tortona.
Del caro Fra Edoardo che ha liberamente vissuto per 40
anni nello stesso eremo, allora l’unico in funzione dopo la chiusura di
quelli di Noto (Siracusa) e di Sant’Oreste (Roma), si può dire che per natura
e per grazia abbia incarnato nella sua vita religiosa e orionina l’uomo del
silenzio o meglio lo spirito del silenzio, inteso come ascolto e ricerca
della volontà di Dio espressa nell’obbedienza ai superiori e nei doveri della
vita comunitaria ed eremitica.
Era conosciuto come persona semplice, umile, timido e
sensibilissimo, parco nel parlare e nell’apparire, più per la difficoltà di
esprimersi che per evitare la compagnia e che spesso lo faceva interiormente
soffrire. Ebbe una grande bontà e un sincero spirito di pietà, molto
laborioso e sereno, dedito alle letture spirituali, estraneo alle critiche o
maldicenze.
Pur apparendo limitato in alcune cose - come ricorda Don
Peloso ai confratelli – la sua persona incantava con quel suo ché di rustico
e di devoto, d’ingenuo e di tenace, di pio e di metodico (…) da sembrare una
figura d’altri tempi, anzi, fuori dal tempo, inattaccabile dal normale e
mutevole agire e sentire del tempo. Tuttavia sapeva pregare, lavorare, tacere
e sopportare per amore di Dio del quale aveva il senso della volontà, che
identificava con il senso del dovere e dell’obbedienza nella quotidianità.
Era sempre pronto a tutto, quindi anche all’ultima
chiamata del Signore, che lo prese con sé mentre pregava: “Eccomi, sono la
serva del Signore… sono il tuo servo… si compia in me la tua parola”.
I funerali si svolsero nella chiesa abbaziale di
Sant’Alberto di Butrio, presenti numerosi confratelli e devoti dell’eremo.
Dopo il rito, la salma proseguì per il cimitero di Santa
Giuletta, dove riposa nella tomba di famiglia.
(dagli "Atti e
Comunicazioni della Curia Generalizia")
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