Figli della Divina Provvidenza (FDP)

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ordine alfabetico per Cognome

 

 Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario)  

 

G (74)

Gaberscek Enrico

Galaverna Giovanni

Galbiati Benedetto

Galimberti Enrico

Galizia Francesco

Galleazzi Giuseppe

Galli Italo

Galli Rolando Giuseppe

Gallini Carlo

Galluzzi Angelo

Gamberini Alberto

Gandini Ernesto

Gandini Giuseppe

Garbarino Candido

Garbelli Luciano

Garberoglio Giacomo

Garbin Massimo

Gardini Aldo

Garipoli Domenico

Garncarek Jozef

Garuffi Alvaro

Gasiorkiewicz Pawel

Gasperetti Tullio

Gasparri Alessandro

Gatti Carlo

Gatti Luigi (fra Edoardo)

Gatti Mario

Gatti Vittorio

Gatto Giovanni

Gemelli Sante

Genovese Antonio

Genovese Giuseppe

Ghezzi Giovanni

Ghiazza Mario

Ghiglione Mario

Ghiglione Severino

Ghio Chiaffredo

Ghio Giuseppe Francesco

Giai Baudissard Francesco

Gianesini Giovanni

Giavedoni Leonardo

Gigena Josè Felipe

Gigon Adolfo Honorio

Giordano Domenico

Gil Barcelon Ricardo

Gili Franco

Giorgi Giambattista

Giorgis Giovanni

Girelli Giuseppe

Gismondi Benedetto

Giuffre Antonio

Giuliano Bartolomeo

Giust Angelo

Giustozzi Enzo

Gnaffini Giovanni

Gnosini Angelo

Goggi Gaspare

Goldoni Alberto

Goldoni Giannunzio

Gomes Machado Nelson

Gonella Riccardo

Gonzaga Edvaldo

Goscinski Franciszek

Gottardello Giovanni

Gramolazzi Giancarlo

Graziati Domenico

Greppi Pietro

Grossi Bruno

Gualandris Giovanni

Gualdo Antonio

Guida Domenico

Guolo Fortunato

Guzek Franciszek

Guzowski Bozydar

     Coad. GATTI  CARLO

     da  Tonco  (Asti),  morto a Tonco  il  14  ottobre  1978,  a  55  anni  di età e 36  di  professione.

 

   Nato il 28 febbraio 1913 a Tonco d'Asti, entrò in Congregazione, a Voghera, nel 1930, all'età di 17 anni come aspirante Coadiutore.

Di indole mite e portato alla preghiera fu subito notato da Don Orione, e prescelto, con altri giovani aspiranti tra il gruppo dei «carissimi», a costituire nel 1932 un nuovo nucleo di Fratelli Eremiti della Divina Provvidenza, con sede al Monte Soratte di S. Oreste (Roma). Vestì l'abito di eremita, ebbe da Don Orione il nome di Frate Pio nel 1932 e fu inviato al Soratte, restandovi fino al 1953, quando lasciava l'eremo a seguito di una grave deformazione ad una gamba. Subì un intervento al Paverano di Genova, e fu poi trasferito a Carbonia, umile cuoco e sagrestano, fra i confratelli della parrocchia della Madonna Addolorata, fino al 1963. Con il trasferimento della sede provinciale dal Paverano alla Casa «San Benedetto», venne richiamato a Genova con le medesime mansioni di Carbonia. Trasformata nel 1965 la Casa San Benedetto in Pensionato per anziani, vi rimase in qualità di vicario ed economo.

Le doti sue più rimarchevoli furono: la mitezza, la docilità, il sorriso, la semplicità, la estrema disponibilità alle direttive dei superiori, la dedizione al dovere, il nascondimento, ma soprattutto lo spirito di preghiera, tutte qualità che gli cattivarono la simpatia, l'affetto e il rimpianto di quanti ebbero modo di avvicinarlo.

Da alcuni anni, oltre alle sofferenze per il riacutizzarsi del male alla gamba, si era aggiunta una stenosi aortica che gli procurava molto spesso dolori lancinanti al petto fino al limite della sopportazione, ed ebbe la sua «via crucis» e il suo «calvario» nei vari ospedali, san Martino di Genova, quello di Asti, oltre alla prolungata degenza al «san Roberto» del Paverano, dovunque curato con tanta affettuosa attenzione da medici, infermieri e specialmente dalle buone Suore del Piccolo Cottolengo genovese.

Quando si aggravò, ai primi di ottobre, i familiari che gli erano tanto affezionati — desiderarono trasportarlo al paese natio dove spirava, dopo lunga agonia, nella notte del 14 ottobre. E' stato sepolto nel piccolo cimitero di Tonco, accanto ai suoi genitori, come aveva desiderato.

(dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia")