|
Figli della Divina Provvidenza (FDP) A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Z ordine alfabetico per Cognome
Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) |
|
S (77)
|
da Pianengo (Cremona), passato al Signore in Genova-Camaldoli il 20 ottobre 1993, a 82 anni di età, 53 di professione religiosa e 45 di sacerdozio. Venne accolto nella Casa Madre di Tortona, il 21 gennaio 1939, a 28 anni, perché nato il 23 giugno 1911, con utili esperienze fatte presso i Padri Sacramentini (1930-34) dove fece anche la professione religiosa temporanea e gli studi ginnasiali, completati poi presso il seminario di Crema, bramando di divenire sacerdote. Alcune difficoltà lo indirizzarono successivamente alla Piccola Opera, dove si trovò pienamente soddisfatto nel campo religioso e operativo. "Le confesso - scriveva a Don Orione - che non ho altra mira che di voler essere un perfetto religioso e un santo sacerdote per consumare le mie forze per la gloria di Dio, secondo il fine dell'Istituto". Compiuto il noviziato (1939-40), alla scuola di Don Cremaschi, dopo aver ricevuto il santo abito l'8 settembre 1939, completò i suoi studi con tenacia e regolarità sino alla ordinazione sacerdotale, ricevuta in Tortona da Mons. Melchiori, il 29 giugno 1948. Il tirocinio - confidava lui stesso con compiacenza - l'aveva compiuto nei tre anni di permanenza al fianco di Don Sterpi, generoso e utile suo factotum, in clima di devozione e di edificazione a contatto con le virtù e le fatiche sante del primo Successore del Beato Don Orione. Dopo la consacrazione sacerdotale e un breve periodo di formazione pastorale al Castel Butrio (Asti), nella festa della Mater Dei 1938 ebbe la sua prima destinazione a Camaldoli-Villaggio della Carità per la cura dei "buoni figli" - "ma di quelli!...", egli diceva -, e qui scoprì che quella era una sua speciale vocazione. Tanto è vero che, destinato a Magreta (1952-57) nell'Istituto del Suffragio, confidò ai Superiori, che Camaldoli, i "buoni figli", quell'umile nascosta vita di sacrificio rimanevano l'aspirazione più forte del suo cuore. E là trascorse il resto della sua vita, nel ministero superiore della Carità, esercitata verso le creature più bisognose e meno gradite alla natura, dando tuttavia al ministero sacerdotale il suo posto primario di fede e amore: in questo trovò gli accenti più caldi del suo cuore al di là delle apparenze, in taluni momenti, rigide e meno accondiscendenti. "Riterrei per me una grazia - scriveva a Don Pensa nel 1952 -, se fossi rimandato tra quei poveri figliuoli di Camaldoli, che sento di amare come parte di me stesso... Chiedo di servire Gesù in quei poveri infelici e in quella Casa, perché è per me già consacrata da tanta sofferenza...". (dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia" settembre - dicembre 1993)
|