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Chierico
Giovanni Scoccia
da Roccadimezzo
(L’Aquila), morto a Roccadimezzo
(L’Aquila) il 24 ottobre
1934, a 19 anni di età e 2 di Professione.
Da alcune lettere di
Don Orione.
A cura di don
Antonio Lanza
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12.7.30: Partecipa al 1° pellegrinaggio
a piedi Roma-Tortona (17, 108).
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13.8.32: A don Cremaschi: “Mando il ch. Scoccia perché oggi stesso
inizi il suo noviziato” (3, 462).
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23.7.32: A don Parodi: “Scoccia vada per otto giorni in famiglia;
se può starci meno, meglio per l’anima sua. Poi venga a Tortona” (8,
133).
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10.10.33: A don S. Parodi: “Scoccia è fra i pochi professori di
filosofia che abbiamo” (8, 164).
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18.10.33: A don S. Parodi: “Fa’ il piacere di mandare subito a
Scoccia i libri che ha chiesto. Gli servono per far scuola a Tortona” (8,
165).
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10.3.34: “Temo Scoccia non spiritualmente preparato (per l’ordinazione); interrogatelo” (60, 141).
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10.11.34: A don Sterpi: “Meglio che Scoccia sia morto – speriamo bene
– che deflettere dalla vocazione o dai sani principi. Era un po’ originale,
ma affezionato e poteva essere una forza. Pregherà dal paradiso, povero
figlio!” (18, 22).
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24.12.34: A don Sterpi: “Ho pianto sullo scritto di Scoccia. Dio
lo ricompensi!” (18, 36).
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07.03.35: A don Adaglio: “Il chierico Scoccia lo trattai un po’
freddamente anche quando venne dalle sue montagne d’Abruzzo a Roma, a
salutarmi; io temevo che si affezionasse troppo e neanche gli diedi la mano a
baciare. Forse avrà pianto molto, e chissà come ci avrà patito. Poi, dopo
morto, gli trovarono lo scritto che aveva
offerto al Signore la sua vita perché io vivessi, povero ragazzo! Io
porto la convinzione che a quest’ora non dovevo più
esserci. Ora, dal Paradiso, vedrà perché io lo trattavo così, e pregherà per
noi” (5, 538).
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09.03.35: A don Fiori: “Io sono convinto che avrei dovuto andare
avanti a questi morti ultimi, ma qualche anima deve aver pregato. Quel caro
chierico Scoccia so che ha offerto la vita per me; non mi aveva detto niente;
quando morì gli trovarono la carta” (6, 190).
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