Figli della Divina Provvidenza (FDP)

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ordine alfabetico per Cognome

 

 Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario)  

 

S (79)

 

Sabatini Nestor Pedro

Sabatino Pasquale

Sacarelo Berro Hector

Salcedo Navarro Miguel

Salgaro Mario

Salmeri Jose Norberto

Salmistraro Mario

Samiec Marian

Sandoval Diego Antonio

Sanguin Bruno

Sanguin Domenico

Sanpaolesi Giuseppe

Santella Fausto

Santiago Fontan Jose

Santilli Ettore

Saran Italo

Sarti Secondo

Sartini Riccardo

Sarto Alfredo

Sassi Giovanni

Sauque Juan Adolfo

Sbrilli Goffredo

Scalco Giovanni

Scamuzzi Carlo

Scavone Giacinto

Schiappacassa Alfredo

Schiavini Mario

Schiro Modesto

Sciaccaluga Enrico

Sciamlian Pierre

Scipioni Giovanni

Scoccia Giovanni

Scopelliti Giovanni

Scordo Carmelo

Scovenna Luigi

Secchiaroli Umberto

Secco Camillo

Segalerba Mario

Serafin Dionisio

Serafini Francesco

Serra Carlo

Serra Giovanni

Serra Giuseppe

Serri Silvio

Sersanti Mario

Sfoggia Mario

Sieminski Waclaw

Signorio Severino

Silva Vittoriano

Silva Wenceslao

Silvano Giacomo

Silvestro Giovanni

Silvi Geniale

Simionato Giovanni

Simioni Antonio

Simonelli Attilio

Simoni Lorenzo

Sindona Antonio

Siviero Giovanni

Siwek Jan

Skoczek Wladyslaw

Soavi Antonio

Sonaglia Delfino

Sordini Pietro

Sordo Evaristo

Sowa Jacub

Sparpaglione Domenico

Staniucha Jan

Sterpi Carlo

Svagr Giovanni Nepomuceno

Swiderski Stanislaw

Szal Antonio

Szczygiel Ludwik

Szol Jan

Sztuczko Henry Joseph

Sztuczko Thaddeus

Szulczewski Robert

Szyca Jozef

Szymkus Mariano

 Chierico Giovanni Scoccia

 

da Roccadimezzo (L’Aquila),  morto a Roccadimezzo (L’Aquila) il  24 ottobre  1934,  a 19 anni di età  e 2 di Professione.

 

 

Da alcune lettere di Don Orione.

A cura di don Antonio Lanza

 

·         12.7.30: Partecipa al 1° pellegrinaggio a piedi Roma-Tortona (17, 108).

·         13.8.32: A don Cremaschi: “Mando il ch. Scoccia perché oggi stesso inizi il suo noviziato” (3, 462).

·         23.7.32: A don Parodi: “Scoccia vada per otto giorni in famiglia; se può starci meno, meglio per l’anima sua. Poi venga a Tortona” (8, 133). 

·         10.10.33: A don S. Parodi: “Scoccia è fra i pochi professori di filosofia che abbiamo” (8, 164).

·         18.10.33: A don S. Parodi: “Fa’ il piacere di mandare subito a Scoccia i libri che ha chiesto. Gli servono per far scuola a Tortona” (8, 165). 

·         10.3.34: “Temo Scoccia non spiritualmente preparato (per l’ordinazione); interrogatelo” (60, 141).

·         10.11.34: A don Sterpi: “Meglio che Scoccia sia morto – speriamo bene – che deflettere dalla vocazione o dai sani principi. Era un po’ originale, ma affezionato e poteva essere una forza. Pregherà dal paradiso, povero figlio!” (18, 22).

·         24.12.34: A don Sterpi: “Ho pianto sullo scritto di Scoccia. Dio lo ricompensi!” (18, 36).

·         07.03.35: A don Adaglio: “Il chierico Scoccia lo trattai un po’ freddamente anche quando venne dalle sue montagne d’Abruzzo a Roma, a salutarmi; io temevo che si affezionasse troppo e neanche gli diedi la mano a baciare. Forse avrà pianto molto, e chissà come ci avrà patito. Poi, dopo morto, gli trovarono lo scritto che aveva offerto al Signore la sua vita perché io vivessi, povero ragazzo! Io porto la convinzione che a quest’ora non dovevo più esserci. Ora, dal Paradiso, vedrà perché io lo trattavo così, e pregherà per noi” (5, 538). 

·         09.03.35: A don Fiori: “Io sono convinto che avrei dovuto andare avanti a questi morti ultimi, ma qualche anima deve aver pregato. Quel caro chierico Scoccia so che ha offerto la vita per me; non mi aveva detto niente; quando morì gli trovarono la carta” (6, 190).