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Figli della Divina Provvidenza (FDP) A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Z ordine alfabetico per Cognome
Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) |
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S (77)
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da Sampierdarena (Genova), passato al
Signore il 15 dicembre 1992, al Villaggio della Carità
in Genova-Camaldoli, a 95 anni di età, 57 di professione religiosa e 56 di sacerdozio. Era di fatto il più longevo dei Figli della Divina Provvidenza e la sua compianta dipartita ha dato l'impressione del chiudersi di un'epoca, benedetta e feconda, della nostra Congregazione, sia per la sua lunga permanenza sul campo del lavoro, sia per la eccezionale sua vicinanza e collaborazione al Beato fondatore, al Servo di Dio Don Sterpi, a Don Pensa, a Don Zambarbieri e a tanti benemeriti religiosi che sono stati testimoni e protagonisti della storia della Piccola Opera negli ultimi 12 lustri. Nato
in Sampierdarena il 21 novembre 1897, proveniva da una famiglia, tra le prime
affezionata a Don Orione, alla cui Istituzione, oltre a Don Enrico, ha
dato anche due figlie religiose tra le nostre suore: Suor Maria Lucina,
tuttora vivente, e suor Maria Tarcisia, deceduta nel 1961 Il caro Confratello maturò la sua vocazione sotto la guida spirituale del gesuita padre Antonio Lucchetti e nel campo della gioventù cattolica, anche quale dirigente degli scout, nella sua parrocchia N.S. della Cella. Conseguiti i corsi tecnici e di insegnamento nelle scuole medie, a 34 annni, nel giugno 1931, si offerse collaboratore di Don Orione rendendosi subito preziosissimo aiuto nella multiforme attività amministrativa delle Case orionine della sua città. Nel 1932 lo troviamo a Salita Angeli, incaricato della educazione dei Tommasini, e lui stesso alle prime armi coi latinucci, avendo già decisamente orientato il proprio cuore verso il sacerdozio. Il 25 marzo1933, riceveva l'abito santo dalle mani del padre Fondatore Don Orione e iniziava la teologia in Tortona sotto la guida del venerando prof. Don Carlo Chiesa (1934), facendo contemporaneamente il suo noviziato coronato dalla prima professione religiosa, il 13 settemre 1935, nelle mani del Servo di Dio don Sterpi. Ricevette il presbiterato in Sarzana il 6 giugno 1936 per il ministero di Mons.Giovanni Costantini. Furono per Don Enrico, quelli, anni di generossima collaborazione col venerato Vicario di Don Orione, che in quegli anni trovava nel Sud America. A lui, nel ricevere il sacerdozio, scriveva: "Ilio cuore domanderà a Dio una grazia e cioè quella che Egli, nella sua bontà, ci conservi a lungo la sua paterna guida e quella del Rev. Don Sterpi, onde questa religiosa famiglia si propaghi, con l'amore alla Madonna e al Papa, diffondendo il regno di Cristo nel mondo" Dopo
l'acquisto del Paverano (1933), questo era stato sua sede e primocampo di
premure e di sollecitudini, in piena soggezione e obbedienza al fondatore e
al suo Successore Don Sterpi, e lo fu, ricevuto il sacerdozio, via via
ampliando il suo incarico e interessamento economico-amministrativo alle Case
del Piccolo Cottolengo di Don Orione in Genova, sino a quando, nel capitolo
generale del 1952, verrà chiamato alla responsabilità di economono generale della Congregazione, dimorando dal
1952 al 1969, nella Curia generalizia
dell'Opera in Roma. La sua fitta corrispondenza con ogni direttore di Casa attesta la sua oculatezza e prudenza nella gestione e nelle deliberazioni più importanti decise dal Consiglio generalizio in Italia e all'estero, dove fu anche, in viaggi lunghi e faticosi, in accompagnamento del Direttore generale Don Pensa. Scaduto il suo mandato quale consigliere generale, Don Sciaccaluga diresse per un sessennio, quale direttore e successivamente come vicario, il Villaggio della Carità a Camaldoli di Genova, rimanendovi poi sino alla fine suoi giorni, amorosamente pronto con il conforto della sua parola e della sua carità, ancora emblema di uno stile di vita e pietà e di benevolenza verso confratelli e assistenti, luminoso riflesso della figura santa, serena, e e silenziosa, che Don Orione ammirò in lui negli anni lontani e che tutta la nostra famiglia religiosa gli riconobbe e stimò nei copiosi lustri della sua esistenza. Giacché in lui si fusero magnificamente silenzio e operosità, sostituendo alla parola l'esempio di una amorosa fedeltà al fondatore e all'Opera, nei momenti che altri li abbandonarono, e una felice concordanza tra le attitudini molteplici amministrative, piene di consulenze e responsabilità e, la semplice, sincera, profonda dedizione alla preghiera, vigile sempre - come egli diceva e scriveva al venerato Don Sterpi - per non diventare "un funzionario sia pure di alto rango" e rimanere invece, sempre e in tutto, il sacerdote secondo l'insegnamento e il modello lasciato dal Beato Fondatore. "Mi dia la grazia il Signore - si legge in una sua lettera a Don Orione - di essere un sacerdote santo, umile, docile e obbediente, pieno di carità verso Dio e il prossimo, e che nella mia vita, sempre e in ogni azione, mi abbia a diportare come ministro di Dio." (dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generale" settembre dicembre 1992)
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