Figli della Divina Provvidenza (FDP)

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ordine alfabetico per Cognome

 

 Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario)  

 

T (38)

Tacca Carlo

Taggiasco Giuseppe (Fra Antonio)

Tallone Stefano

Tambornini Mario

Tamellini Fermo Rustico

Taramasso Polo

Tascone Antonio

Tassi Arminio Luigi

Tassone Maurizio

Taverna Ernesto

Tedaldi Romeo

Terenghi Damiano

Terzi Ignazio

Tessari Igino Angelo

Testa Armando

Tezze Teofilo

Tiago Milton Zeferino

Tiburzio Michele

Tiveron Alvise

Tomasella Renato

Tombari Sergio

Tonelli Giuseppe

Tonini Quinto

Tonoli Rocco

Tonoli Stanislao Mario

Torresan Innocente

Torti Giovanni

Torti Pietro Fra Giuseppe

Tosetti Mario

Tosik Enrico

Toso Bernardino

Toso Giovanni

Tossutti Antonio (Fr. Placido)

Tozzo Luigi

Trevisan Giacomo

Tricerri Antonio

Troiani Domenico

Troncon Giovanni

      Sac. Quinto TONINI

Passato al Signore in Genova – Castagna il 29 settembre 2000, a 78 anni d’età, 60 di professione religiosa e 50 di sacerdozio.

“Missionario” è definito nell’immagine-ricordo che i famigliari di Don Quinto offrono a quanti lo conobbero e stimarono. E lo fu sempre, nel cuore e nello spirito, anche quando, dopo quasi 40 anni di lavoro apostolico all’estero, tornò in Italia, continuando sino alla fine a donare il suo servizio sacerdotale e assistenziale ai poveri, nelle nostre case di carità.

Era nato il 4 giugno 1922 a Croce di Monte Colombo (Forlì), nella fertile terra romagnola. Per interessamento del suo Parroco, fu indirizzato a Don Orione con altri cinque compagni, in seguito alla famosa lettera sulla questua delle vocazioni. Accolto a Tortona il 1° ottobre 1936, da Don Sterpi, frequentò il ciclo del ginnasio (1936-1939) tra Tortona, Milano e Montebello, con due classi “di fuoco” estive, per entrare subito dopo in noviziato (1939-1940) a Villa Moffa di Bra, dove professò la prima volta nella festa dell’Assunta 1940.

Compiuti i due anni filosofici a Tortona e il tirocinio al “San Giorgio” di Novi Ligure come assistente ed insegnante, ed ove conseguì il diploma magistrale, completò con profitto il corso teologico in Tortona, integrato dalla consacrazione perpetua (29-06-1947) e dall’ordinazione sacerdotale, ricevuta il 29 giugno dell’Anno Santo 1950.

Destinato dall’obbedienza alla nuova Parrocchia di Copparo, affidataci dal Vescovo di Ferrara, si distinse per l’ardore apostolico, missionario e “orionino”di amore privilegiato ai poveri, ai malati, ai semplici ed agli emarginati.

Nel 1951-52 quando Papa Pio XII affidò agli Orionini la nuova “Missione” nel Goias, allora tra le zone più povere del Brasile, Don Quinto si offrì prontamente e partì missionario. Dal febbraio 1952 al 1959, lavorò con vero spirito orionino e pionieristico, ma con lungimirante visuale apostolica, alla formazione ecclesiale autoctona, superando con coraggio e pazienza difficoltà e incomprensioni non lievi. La fiducia e la stima della gerarchia lo proposero come Vescovo, ma preferì lavorare con i poveri e i bisognosi, dopo aver retto la “Prelazia nullius” di Tocantinópolis, dal 1956 al 1959, in qualità di Amministratore Apostolico, mettendo le basi della futura Diocesi.

Dopo un anno di riposo sabatico per rimettersi dalla salute assai compromessa, fu destinato per un triennio al Piccolo Cottolengo di Montevideo in Uruguay (1961-1964), indi in Spagna a Fromista come direttore del Probandato (1964-1967), a Posada de Llanes (1967-1972) vicario prima, e direttore poi (1972-1976). Direttore a Navacerrada-Madrid (1976-1983) e Cascante (1983-1990); vicario ad Ercolano (1990-1993) ed infine a Sanremo come Cappellano dell’Ospedale civile fino ai primi mesi del 2000, quando, l’ormai compromessa salute e il bisogno di riposo ne decisero il trasferimento al Piccolo Cottolengo di Genova Quarto. Qui, pur nella sofferenza fisica, potè festeggiare e ringraziare il Signore per la grazia del suo Giubileo d’oro sacerdotale e dei 60 anni di vita religiosa.

Carattere generoso, aperto e ardimentoso, come la sua terra romagnola, era intelligente, sensibile e capace, di buon spirito di sacrificio e obbedienza sincera e soprannaturale. Seppe coltivare i talenti avuti per il Signore e per il prossimo, sempre ed ovunque, come frutti della sua “missionarietà” orionina. Lo ribadiva in una lettera all’allora Superiore generale in data 21-11-1967, mentre da tre mesi si trovava in cura a Genova: “…come pure Lei sa, sono pronto ad andare tra i lebbrosi dell’Africa o del Brasile o della Concincina. Per me tutto il mondo è la mia patria e tutte le creature sono miei fratelli e sorelle.”. Un “figlio della Divina Provvidenza veramente DOC” al dire di un confratello che l’ha conosciuto. Don Orione dal Paradiso non avrà certo difficoltà a riconoscerlo ed accoglierlo come suo.

Da: "Atti e comunicazioni della Curia generalizia"