|
Don Orione scrive a don Marabotto:
Don Orione
prende lo spunto dalla morte di un prete che non aveva brillato in
delicatezza e tatto, per richiamare tutti alla carità nelle opere e nelle
parole.
Parliamone da vivo di don (...) e non da morto, preghiamo
anzi per lui sempre, ma la verità è questa. Egli vedeva tutto da
migliorare: tutto da riformare: (...) cominciò a picconare, a fare e a
disfare, senza dire e senza tatto perché è un'offesa ed è poca
delicatezza verso chi c'era prima, il fare subito delle novità o il
contrario di prima. E fu vittima del suo prurito di riforma. (...)
Guardiamoci dal censurarci gli uni gli altri, come da qualche tempo fa
qualche chierico povero di mente (...) che dovunque è passato (...) non ha
fatto altro che metter male e la cui lingua mi pare finora non abbia fatto
che spargere veleno contro i fratelli. (...) Desidero che ogni mormorazione
finisca: chi mormora non ha lo spirito di Dio. (...). Regni sempre tra
noi tutti la carità nelle opere, nelle parole e negli affetti in Gesù Cristo.
(Da lettera a don Marabotto. Tortona, 05-08-1920 - Scritti
V032, T005, p. 12 ss)
|