Figli della Divina Provvidenza (FDP)

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ordine alfabetico per Cognome

 

 Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario)  

 

L (31)

 

La Monica Nunzio

Lanza Antonio

Laurendi Giuseppe

Lazzarin Belisario

Lazzarin Luigi

Lelli Cesare

Lemos Goncalves Antonio

Leoni Lorenzo

Lewandowski Antoni

Liberalon Erminio

Lignini Luigi

Limonta Ettore

Lingua Giovanni

Lion Raffaele

Lisi Giuseppe

Llosa Leonardo Roberto

Lobos Marcelo Rafael

Longoni Paolo

Lopez Rodolfo Conrado

Lorenzetti Giovanni

Lorenzi Luigi

Lo Torto Mario

Lovandina Riccardo

Lovas Amerigo Fra Paolo

Lovo Tarcisio

Lucarini Giovanni Battista

Luccherini Mario

Lucian Francesco

Luggi Narciso

Lukasiewicz Francesco

Lunardi Leonio

Liberalon Erminio.jpgSac. ERMINIO LIBERALON

   da  San  Vito  di  Vigonza  (Padova),  morto  a  Roma  l'11  dicembre 1983,   a  69   anni  di  età,  50  di  professione  e  41  di  sacerdozio.

Un generoso Figlio della Divina Provvidenza, vissuto di attaccamento alla sua Congregazione, felice di essere vissuto accanto al Beato Don Orione, a Don Sterpi e nell'epoca più vivace e feconda del nostro Istituto.

Nato a San Vito di Vigonza (Padova) il 21 luglio 1914, orfano d'ambo i genitori, era entrato nell'Opera il 22 - 4 - 1927 al Camerini Rossi di Padova, ricevendo poi l'abito il 4 novembre 1930 nell'antico santuarietto di San Bernardino. Compiuto il noviziato (1932 - '33) a Villa Moffa, professò la prima volta nella festa dell'Assunta 1933 e in perpetuo, nella stessa festa del 1939, alla Guardia, per mano di Don Orione. Fatto il tirocinio (1935 - '38) a Ortonovo e Castelnuovo Scrivia, terminò la teologia in Tortona (1938 - '42). Il suo sacerdozio Tortona 4 - 4 - 1942 s'iniziò nei duri frangenti della seconda guerra mondiale ed egli venne subito destinato a Roma, quale incaricato di un'istituzione che voleva recare un poco di conforto ai sofferenti trasferiti da Napoli al Piccolo Cottolengo aperto dall'Opera a Monteverde. Qui don Liberalon consumò la sua giovinezza in situazioni piene di rischi, ma sovrabbondanti di passione fraterna per chi aveva bisogno. Gli ultimi anni li illuminò di devozione alla Madonna, prestando il suo filiale tributo di fatica presso il Santuario dell'Incoronata di Foggia. Sempre giovialmente sereno, sempre disponibile e instancabile nel darsi per Dio e per i fratelli.

(dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia")