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Fr. AMERICO BARBOSA DOS SANTOS
Da Miguel
Burnier (Minas Gerais - Brasile), passato al Signore in Curitiba il 12
settembre 1996, a 73 anni di età e 41 di professione religiosa.
Nato il
26 giugno 1923, trascorse 29 anni tra i suoi cari e 44 in fervido amore nella
Congregazione. Formato in famiglia convintamente cristiana, trovò poi nella
Piccola Opera il clima più desiderato per la sua cordiale
corrispondenza alla santa chiamata che il Signore gli faceva sentire già da
tempo.
Accolto
il 3 novembre 1952 a San Giuliano, vestì la divisa religiosa il 24 marzo 1954
in Belo Horizonte, dando inizio al suo noviziato (1954-55), che terminò con
la professione dei primi voti religiosi il 25 marzo 1955: pronuncerà i voti
perpetui l’11 febbraio 1961.
Giudicato
di molto buono spirito, sia di pietà che di umiltà, seppe tuttavia superare
le prime difficoltà nell’assistenza ai giovani, giacché, proveniente dal Lar
dos Meninos, venne assegnato all’Abrigo Profissional Dom Bosco in Juiz
de Fora, dimostrando temperamento docile e buon spirito di sacrificio nel lavoro
manuale, mai dubitando della propria vocazione e camminando in assoluta
fedeltà allo spirito del Padre Don Orione.
Operò
con saggezza e amore nelle Case degli orfani: a Belo Horizonte, nell’Istituto
Don Orione di Juiz de Fora, nella città dei fanciulli in Rio Claro,
nell’Istituto N. S. di Fatima in Guararápes. Servì fin dalla fondazione
i poveri del Piccolo Cottolengo di Côtia e in quello di Paranà in
Curitiba, dove trascorse gli ultimi anni. Passò pure un periodo nella
Casa di Betania in Rio de Janeiro, sempre dando edificazione ed esempio
evangelico, realizzando la promozione umana dei fratelli in armonia con la
più zelante evangelizzazione.
In
Curitiba poté guidare le vocazioni, specialmente di fratelli coadiutori
dell’Opera.
Vita
senza ostentazioni, la sua, ma vivida, di forte spiritualità, in effusione di
carità, offrendo a tutti la sua mano fraterna, in adempimento dell’invito del
Padre fondatore, che suggeriva sempre “Ave Maria e avanti!”. Anche Fratel
Americo, negli estremi della sua vita, parve chiamare l’angelo del Signore,
mentre invocava, come Don Orione: Gesù! Gesù!...
Scrive
Padre José Carlos Dos Santos, suo Superiore provinciale: «Quante volte nelle
conversazioni di corridoio lo chiamavano “uomo giusto”: mi pare una definizione
perfettamente indovinata. Giusto: ha dato a Dio quel che è di Dio e ai
fratelli quel che è dei fratelli. Il suo dono è stato la propria vita: uomo
di Dio e dei fratelli.».
Davvero
la giustizia si esaurisce nella carità e nella carità il caro nostro fratello
Americo si è consumato e spento, per vivere eterno in Dio, che è Amore.
(dagli
"Atti e Comunicazioni della Curia Generale" settembre dicembre
1996)
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