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Figli della Divina Provvidenza (FDP) A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Z ordine alfabetico per Cognome
Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) |
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C (103) Campanelli Nazareno fra Bernardino |
da Sant' Oreste (Roma), morto a Roma il 28 febbraio 1975, a 63 anni di età, 45 di Professione e 39 di Sacerdozio.
dal Bollettino "Don Orione" del 1 aprile 1975: Don Fausto Capelli, nato a Sant'Oreste (Roma) il 6 giugno 1911, improvvisamente è tornato al Signore nell'ospedale S. Giovanni di Roma la sera del 28 febbraio. La stessa mattina aveva appena celebrato la Messa e stava per accingersi al suo lavoro quotidiano presso la Casa Generalizia. Da una settimana aveva lasciato la clinica quando venne colpito da un attacco cerebrale dopo un leggero intervento. « Tornare al proprio lavoro, dopo una assenza — confidava a un confratello — è come ricominciare a vivere... ». La figura di Don Capelli, minuta nel fisico, schiva di atteggiamenti eccentrici, tutta semplicità di tratto e immediatezza di rapporti lineari, fraterni, era emblematica di una « vocazione » accettata con convinto amore. Era stato ricevuto a Tortona nell'ottobre del 1922 dal Padre Fondatore appena ritornato dalla visita alle istituzioni dell'Opera in Sud America, Brasile e Argentina. Don Orione aveva accolto con festa il piccolo Fausto, perché gli era stato presentato dall'amico arciprete di S. Oreste, Don Mariano De Carolis, che già gli aveva inviato Angelo Bartoli e, in seguito, coadiuvato da Don Germinio Abballe, gli avrebbe donato altre preziose vocazioni. Questa amicizia di Don Orione con Sant'Oreste portò, in seguito nella suggestiva cittadina romana le Piccole Suore Missionarie della Carità e, sul Monte Soratte, gli Eremiti della Divina Provvidenza. L'indole mite e riflessiva di Fausto Capelli favorì il suo spedito cammino, tanto nel tirocinio della vita religiosa che nel corso degli studi. Fu ordinato sacerdote nella festa di San Pietro 1935, da Mons. Melchiori. Contrariamente a quanto pensava, Don Orione lo designò alla direzione del « Restocco », vecchia sede del Piccolo Cottolengo in Milano. E durante quell'incarico riuscì a preparare la laurea in Teologia. Restò al « Restocco » tre lustri. Con la semplicità di un comportamento avveduto e senza sussulti, Don Capelli seppe richiamare attorno alla Casa la simpatia e la benevolenza di Amici, piccoli e grandi, che legarono all'amore verso Don Orione zone nuove della beneficenza cittadina. In lui, e nelle umili Suore, molti videro il simbolo di una carità fatta di silenzio, di opere a conforto dei più poveri e bisognosi, secondo lo spirito e l'esempio di Don Orione. Vicendevole stima e amicizia lo vincolarono a figure della statura morale del Sen. Cavazzoni, di Don Benedetto Galbiati, di Don Gnocchi. Milano divenne, in quegli anni, la patria del cuore di Don Capelli: a lui si strinse in amicizia affettuosa la schiera di benefattori e Amici di Don Orione che nella metropoli lombarda continuano tuttora — senza flessioni, anzi con aumentati strumenti di collaborazione — la tradizione caritativa dei primi anni del Piccolo Cottolengo. Gli anni successivi — dal 1950 al 1958 — segnarono l'inizio del secondo periodo di Don Capelli: quello « romano », prima come direttore all'Istituto San Filippo (1950-1952), poi come Segretario Generale dell'Opera a fianco di Don Carlo Pensa. Nel tempo a disposizione curò un diligente apprezzato studio sul «Governo ordinario della Piccola Opera secondo le leggi della Chiesa, il diritto religioso comparato e le nostre Costituzioni ». Ci fu un intermezzo ancora a Milano, ma poi ritornò definitivamente alla Casa Generalizia. Chiunque giungeva alla sede centrale della Congregazione, e a qualunque ora, trovava il caro Confratello pronto alla sistemazione, generoso nelle indicazioni e prestazioni necessarie, amabile e sereno. Non sembrava poco veramente — a chi conosce le caratteristiche di un «centro di smistamento» qual è la Casa che accoglie i Superiori e gli uffici centrali — avere la certezza di trovare un volto che rasserena, l'affabilità di chi si moltiplica in premure e attenzioni, facendo subito assaporare il clima di famiglia che tanto rincuora. La carità aperta, ricca di sollecitudini e sensibilità: questa la caratteristica di Don Capelli; questi i motivi della gratitudine verso di lui tutti i Figli della Divina Provvidenza: l'esempio di una fraternità pacata e sincera, sempre servizievole, riflesso dello spirito «buono», del quale si era nutrito e plasmato, alla scuola degli amati Padri dell'anima Don Orione e Don Sterpi.
RICORDO DI DON CAPELLI Piccolo di statura, grande d'ingegno e, soprattutto, di virtù. Gli occhi spesso rivolti a terra, ma come muoveva anche di poco le palpebre, subito sfavillavano e l'interlocutore avvertiva quanto vi fosse, in quell'anima, dì prezioso valore, di vivace ingegno, di ferrea e diritta volontà. Poche e misurate le sue parole, controllate in ogni evenienza. Vi fu chi gli fece del male, del gran male, forse senza saperlo: certo senza rendersene conto appieno. Il tremito delle sue mani, che, dopo di allora, gli rese diffìcile l'uso della penna, era l'unico segno rimasto di quella amara esperienza nella quale aveva provato quanto costa l'adempiere al precetto : «fare del bene a tutti ». Se n'è andato in silenzio per non recar disturbo: all'ite missa est, posando il capo sul cuore del Maestro che l'attendeva sulla soglia dell'eterno giorno, della suprema gioia infinita. PIERO COMPOSTELA
Un ricordo nel primo anniversario della sua scomparsa, "Don Orione" , aprile 1976
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