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Sac. Giovanni Cruciani
da San
Severino Marche (Macerata), morto a Curitiba (Brasile) il 14 febbraio 1976 a
66 anni di età, 48 di professione e 38 di sacerdozio.
Era una vocazione nata nell'Istituto Sacro
Cuore della sua città — tanto cara a Don Orione e Don Sterpi — dove egli,
nato il 2 maggio 1910, era stato accolto fanciullo dal nostro Don
Martinetti fin dail '1822, frequentandovi le elementari e le prime classi del
ginnasio.
In seguito, sentita la vocazione, il 17 febbraio 1926 ricevette
la veste talare in Istituto dallo stesso Padre Don Orione e il 5 ottobre
successivo salì a Villa Moffa per compiervi il noviziato (1927-1928),
coronato dalla prima professione (1 agosto 1928). Passò poi alla Casa Madre
di Tortona, dove completò la «filosofia » e, dal 1934 al 1938, frequentò la
teologia nel Seminario vescovile.
Temperamento pacato, mite, remissivo,
fu subito destinato all'assistenza dei fanciulli (Artigianelli Venezia —
1930-1932 —, Ist. S. Cuore Fano — 1982-1934), compiendo contemporaneamente la
« filosofia », il tirocinio, la prima classe di teologia sotto le cure del
confratello don Baiocchi, vanto del clero fanese. Dal 1935 frequentò le
lezioni nel Seminario vescovile di Tortona e ricevette l'ordinazione sacerdotale
il 17 dicembre 1938 nel Santuario di Tortona per mano di Mons. Gribellati.
Nel frattempo aveva avuto la consolazione che anche il fratello Ugo e la
Mamma Marucci Rosa entrassero a far parte della Congregazione, l'uno per
divenirvi sacerdote e l'altra per dedicare molti anni al servizio dei nostri
chierici a Villa Moffa e dei poveri accolti nei nostri Istituti.
Fin dal 1936 il chierico Giovanni Cruciani aveva espresso il
desiderio di farsi missionario, ma dovette attendere: giovane sacerdote viene
assegnato quale aiuto nella parrocchia di Ognissanti in Roma, poi passa alla
Colonia Santa Maria, ma quasi subito viene destinato quale segretario
all'Istituto Dante Alighieri di Tortona (1942), poi va con lo stesso incarico
al Collegio San Giorgio di Novi Ligure (1944-1950) e poi, sempre come
segretario, all'Istituto Nautico di Imperia (ottobre 1950 - gennaio 1952).
Può ora finalmente appagare il suo anelito di farsi missionario. Partito
dall'Italia nel 1952, esplica subito un lavoro generoso, dimostrandosi elemento
prezioso, docile, benvoluto, appassionato di cose pratiche tanto utili in
istituti gremiti di gioventù, mettendo in evidenza buon gusto per le cose
belle, passione e talento per messe in scena teatrali, per radio,
elettricità. A Curitiba (capitale del Pananà) diede inizio nel 1963 alla
parrocchia periferica di S. Quiteria, senza mai perdersi d'animo pur in
momenti di estrema povertà: passò poi alla Casa di Rio Claro, nello stato di
Sari Paolo, prodigandosi tra gli orfanelli e i malati di quella istituzione,
e in seguito come parroco a Sideropolis di Santa Caterina, fatto oggetto
ovunque di tanta stima e benevolenza per il suo tratto sempre umile,
rispettoso, caritatevole con tutti, per la sua inesauribile pazienza e bontà.
Era tornato a Curitiba in qualità di cappellano del nascente Piccolo
Cottolengo e il 14 febbraio le suore lo attendevano per la Santa Messa.
Stupite per l'inconsueto ritardo, avevano bussato alla porta della sua stanza
senza aver risposta. La morte lo aveva sorpreso netta notte, dopo che — pur
col cuore stanco e un poco infermo — aveva pregato e lavorato fino all'ultimo
giorno sull'esempio del Fondatore Don Orione.
Lo stesso Arcivescovo Don Pedro Fedalto volle visitare la salma — trasportata
nella chiesa di S. Quiteria — ed ebbe per il caro estinto parole di vivissimo
elogio, come l'ausiliare Don Albano Cavallin che presiedette la
concelebrazione nel giorno dei funerali, quando una follia enorme è sfilata,
commossa e riconoscente, per una testimonianza di affetto e gratitudine.
Dopo solennissime onoranze, «uscite di
particolare conforto anche ai confratelli, tanto scossi per la così
improvvisa chiamata del buon Padre Giovanni, la bara — per un significativo
gesto dell'Arcivescovo — è stata sepolta nella Cappella del clero di
Curitiba.
Atti e Comunicazioni
della Curia Generale
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