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Figli della Divina Provvidenza (FDP) A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Z ordine alfabetico per Cognome
Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) |
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P (86)
Pattarello Giovanni Valdastico Pisano Cesare (Frate Ave Maria)
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da Boville Ernica (Frosinone), morto a Roma il 17 gennaio 1963, a 64 anni di età, 40 di Professione e 34 di Sacerdozio. Già ne abbiamo annunciata la santa morte sul Bollettino di Gennaio del corrente anno. Ora ne rinnoviamo il ricordo, per l'integrità del suo sacerdozio e le doti di semplicità e di carità, che lo fecero amico della povera gente, stimato e venerato da tutti. C'è nella sua vita di scolaro un episodio che lo rivela e ere è determinante per la sua vocazione. Una insegnante ebbe a rimproverarlo ingiustamente: egli accettò senza contraddire. Quando la maestra si accorse dell'errore, ne restò edificato: gli chiese perdono e lo regalò d'una vitarella di San Luigi. Chiamato al servizio militare, portò con sé il libriccino. Lo lesse durante la guerra 1915-18, nella quale ebbe a commilitone Don Luigi Piccardo allora chierico. Quella lettura e la convivenza col religioso della Piccola Opera, col quale s'era messo a far vita comune, recitando insieme le pratiche di pietà, furono decisive per la sua vocazione verso la nostra Congregazione. Finito il servizio militare chiese a Don Orione di essere accettato come religioso. Così passò, nel 1920. dalla milizia terrena alla milizia santa di Dio. Ricoprì mansioni diverse nelle varie Case dell'Opera, dando ovunque tanta consolazione ai Superiori e alla Santa Chiesa, assolvendo nell'obbedienza, con amore, fedeltà e delicatezza, i suoi doveri. Fu assistente e Direttore alle Sette Sale, fu Cappellano della Consolata a Messina. Dietro invito di S. Ecc. Mons. Lonza, svolse la più delicata missione del suo ministero sacerdotale, riconquistando alla Diocesi una parrocchia, che era stata devastata dai cattivi esempi: la resse per diversi anni, cattivandosi l'affetto e la benevolenza dei parrocchiani, dapprima ostili, fatti alla sua partenza affettuosamente riconoscenti. Fu anche a Terracina e a Carbonio in Sardegna. Quindi Parroco di San Severino al Monte, in provincia di Macerata. Di lui scrive L'Appennino Camerte di Camerino: «Don Arcangelo ha chiuso l'attività apostolica dopo avere dato incremento alla devozione al Santo Patrono e ai restauri della concattedrale. Avrebbe voluto attirate un po' tutti su al Monte e per questo si interessò perché l'accesso fosse sempre più comodo e perché tutto attorno al Santuario fosse accogliente. Lettere e suppliche partivano a ritmo serrato al Comune, alla Prefettura, ai Ministeri. Occorreva accontentarlo, se si voleva stare in pace, ed egli ripagava tutti con quel suo sorriso, aperto, cordiale. Il 10 ottobre 1951 potè finalmente vedere coronato il suo lavoro con la solenne riapertura al culto e la inaugurazione dei restauri per mano del Card. Cento. Erano intervenute le Autorità cittadine e della Provincia, Don Arcangelo era raggiante. La sua salute però era minata e fu costretto a prendersi un po' di riposo a Roma. Ma il suo pensiero era sempre qui e lo dimostrava con l'insistenza con cui pregava i superiori di rimandarlo. Gradiva le visite dei settempedani specie quelle di S. E. Mons. Vescovo. Tratteggiò una breve monografia del Santo, del quale fu tanto devoto. Scriveva un po' a tutti, finché una improvvisa polmonite lo stroncò nella notte del 17 gennaio. L'annuncio della sua scomparsa ha suscitato ovunque viva commozione. Moltissimi si sono uniti al dolore dell'Opera di Don Orione e della Diocesi, che in Don Arcangelo hanno perduto uno dei sacerdoti più zelanti, di vita intemerata ed esemplare». Ora riposa nella pace del Signore. Dal Periodico “La Piccola Opera della Divina Provvidenza”, 15 maggio 1963
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