Figli della Divina Provvidenza (FDP)

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ordine alfabetico per Cognome

 

 Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario)  

 

V (28)

 

Vacchetta Domenico

Valentini Guerrino

Valeri Umberto

Vallauri Sebastiano

Valle Julio Jorge

Vallesi Angelo

Valletta Luigi

Vanoli Giovanni

Vanzetto Gianni

Vecchio Francesco

Velo Giuseppe Luigi

Veneziano Santo

Venturelli Giovanni

Vergari Antonio

Verghelli Glicerio Bruno

Viconi Vittorio

Viel Armando

Vighi Secondo

Vigo Giuseppe

Villa Mario

Villanova Francesco

Villari Antonino

Viola Dante

Visgarra Mamerto Juan

Visintin Carlo

Volpe Gennaro

Volpini Michele

Volpini Sante

  Sac. Giuseppe Vigo

    da Bolzaneto (Genova), morto ad Albano (Roma) il 3 marzo 1992, a 89 anni di età, 70 di Professione e 64 di Sacerdozio

      Nato nella terra vigilata dal Santuario della Madonna della Guardia il 10 novembre 1902, venne accolto in Tortona da Don Sterpi il 3 nvoembre 1914, ricevendo poi il sacro abito dalle mani del Beato Don Orione il 24 maggio 1917 dopo aver completato le elementari in Tortona dove fece anche tutto il ginnasio, passato al noviziato (1919-20) a Villa Moffa di Bra, promunciò la prima professione religiosa davanti a Don Orione il 24 settembre 1921, rinnovandoli sino alla professione perpetua fatta in Tortona il 26 luglio 1926 portò a termine la teologia lavorando anche come assistente a Cuneo e a Tortona e, gli ultimi due anni, nel Seminario di Imola, dove, in quegli anni la Congregazione collaborava con l'Istitutizone Orfanotrofio fondata dal Canonico Bughetti. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1927 da Mons. Grassi Vescovo sempre motivi di salute consigliarono ai superiori di inviarlo nella pace di Villa Eremo San Luigi a Varallo (Vercelli) (1958-61).

Ripresosi, tornò ad Ognissanti, dove trascorse tutto il resto della sua vita, donandosi generosamente nel ministero parrocchiale, in preziosissima collaborazione con i Confratelli parroci e aiutanti.

Si distinse, rendendosi caro ai fedeli dell'Appio, specialmente per la dedizione assidua e sempre pronta al confessionale, per l'assistenza agli ammalati che visitava nelle loro abitazioni, confortandoli e recando loro i sacramenti.

Laborioso e pronto al sacrificio, ebbe cura solerte della sacrestia e del decoro per la edificante riuscita dei sacri riti. Semplice e schietto, espansivo eppur rispettoso e comprensivo dei bisogni degli altri, sapeva portare nella vita di comunità tolleranza e ottimismo, collegati con quel sano umorismo, che dissolve le difficoltà e aiuta la convivenza nella religiosa serenità, nello spirito del Beato fondatore, di Don Sterpi e degli altri Padri dell'Opera, ai quali si sentì sempre tanto riconoscente e affezionato. Il suo testamento si chiude con questo pensiero: "Dice S. Giacomo che colui che teme non è ancor perfetto nell'amore: non ho paura io di Dio, ma non tanto perché lo amo, quanto perché so che Lui ama me"

 

Da Atti e Comunicazioni della Curia Generale