Figli della Divina Provvidenza (FDP)

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ordine alfabetico per Cognome

 

 Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) 

F (40)

 

Falappi Giovanni

Falardi Angelo Giuseppe

Fantin Luigi

Fantini Oreste

Farabegoli Mario

Farinasso Giovanni

Farronato Eliodoro

Fattor Mario

Favarato Luigi

Fazzino Sebastiano

Fedeli Mario

Felici Ulderico

Ferlito Sebastiano

Ferracci Angelo

Ferracci Umberto

Ferrarese Orfeo

Ferrari Antonio

Ferrari Cesare

Ferrari Giuseppe

Ferreira Maurilio Luiz

Ferretti Silvio

Ferri Celso

Ferrini Matteo

Ferronato Eliodoro

Fijalkowski Leone

Filia Salvatore

Filippi Francesco

Filippini Arturo

Fiori Giuseppe

Florian Giulio

Foglia Giuseppe

Fogliarino Edmondo

Formentin Bruno

Fragoli Antonio

Francalancia Basilio

Franchetto Armando

Frette Marciano

Frigerio Juan Carlos

Froli Marcello

Frosi Albino

Don FARINASSO GIOVANNI

  da   Covone   (Cuneo),   morto   a   Santiago   (Cile)   il   2   febbraio 1978,   a   63   anni   di   età,   48   di   professione   e   38   di   sacerdozio.

Rimasto orfano di ambo i genitori a pochi anni, venne accolto nella nostra piccola Colonia S. Antonio di Cuneo, e in quell'ambiente di famiglia sentì presto la voce di Dio che lo chiamava alla vita consacrata. Arrivò a Tortona nel luglio 1928, e negli anni successivi attese agli studi prestando anche la sua opera dì assistente ai ragazzi di Campocroce e di Venezia. Dal 1935 al '40 fu a Tortona, alla Colonia S. Innocenzo, preparandosi all'ordinazione sacerdotale, che ricevette il 2 giugno 1940.

Di carattere aperto, gioviale, franco, manifestò una forte tempra di lavoratore, lasciando ovunque un buon ricordo per il suo spirito di sacrificio e dì adattamento alle varie situazioni.

L'obbedienza lo portò in Albania nel periodo difficile e pericoloso della guerra, ove si prodigò con generosità a sollievo degli orfani albanesi. Ritornato in Italia nel 1946 rimase alcuni anni a Colle Giorgi di Velletri, sempre pienamente a disposizione dei Superiori, che ritennero opportuno inviarlo a Santiago del Cile. In quella nazione spese tutte le sue migliori energie a beneficio degli umili e dei poveri, fatto oggetto ovunque di tanta stima e benevolenza per il suo tratto rispettoso e caritatevole con tutti, per la sua inesauribile pazienza e bontà. Accettò sereno la malattia che lo fece soffrire non poco negli ultimi anni, sempre edificando con la sua piena adesione alla volontà di Dio, che lo chiamò a Sé nella festa della Presentazione al tempio.

 

    Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia