|
F (40)
Falappi Giovanni
Falardi Angelo Giuseppe
Fantin Luigi
Fantini Oreste
Farabegoli Mario
Farinasso Giovanni
Farronato Eliodoro
Fattor Mario
Favarato Luigi
Fazzino Sebastiano
Fedeli Mario
Felici Ulderico
Ferlito Sebastiano
Ferracci Angelo
Ferracci Umberto
Ferrarese Orfeo
Ferrari Antonio
Ferrari Cesare
Ferrari Giuseppe
Ferreira Maurilio Luiz
Ferretti Silvio
Ferri Celso
Ferrini Matteo
Ferronato Eliodoro
Fijalkowski Leone
Filia Salvatore
Filippi Francesco
Filippini Arturo
Fiori Giuseppe
Florian Giulio
Foglia Giuseppe
Fogliarino Edmondo
Formentin Bruno
Fragoli Antonio
Francalancia Basilio
Franchetto Armando
Frette Marciano
Frigerio Juan Carlos
Froli Marcello
Frosi Albino |
Sac.
Sebastiano FERLITO
aggregato
dell'Opera, da Acireale (Catania), passato al Signore, in Messina, il 3
gennaio 1993, a 82 anni di età e 59 di sacerdozio.
Nato il 14 febbraio 1910, aveva
compito il normale corso di preparazione nei seminari diocesani,
ricevendo poi l'ordinazione sacra in Messina il 6 agosto 1933 e
trascorrendo i suoi primi anni quale ministro di Dio al servizio della
Diocesi. Pieno di ammirazione per Don Orione intorno al 1946, appena
terminata la guerra, si sentì portato ad offrire vita e collaborazione
nella Piccola Opera della Divina Provvidenza. Compiuto il noviziato e
rinnovati i voti religiosi, preferì vivere in umile silenzio e in
obbedienza, ma quale semplice aggregato con la possibilità di rimanere
nella sua terra, dove trascorse tutta la vita, dopo un breve periodo di
lavoro nella parrocchia orionina di Ognissanti intorno agli anni 50.
Figura longilinea, dal tratto gentile e decisamente sereno, con
voce che gli usciva come un soffio, camminava lesto, quasi sfiorasse le
terra, accompagnato da una borsa di cuoio nella quale teneva libretti,
fogli di propaganda e di missioni, con "figurine" e immaginette che
distribuiva agli ammalati, a chi incontrava, alle persone che volentieri
gli offrivano un passaggio per abbreviargli o sollevargli il percorso a
piedi. In agosto avrebbe compiuto sessant'anni di ministero sacerdotale.
La vigilia della morte dovette essere aiutato durante il divino
sacrificio chiedendo, quasi presago della divina chiamata, di potersi
confessare.
Ai funerali, Mons. Arcivescovo Ignazio Cannavo lo definì: "Una figura
umile e mite, dotata di spirito di servizio, uomo di preghiera,
devotissimo alla Madonna e dei Santi". E i confratelli affermano di lui:
"si faceva mangiare da tutti", sempre pronto all'ascolto degli
intelligenti e dei "matti", che tuttavia trattava, tutti, con dolcezza,
riuscendo impareggiabile nella nobiltà del tratto.
Con la sua presenza discreta e apparentemente in ombra, era
sostegno nel servizio ministeriale, agli altri confratelli, impegnati in
attività comunitarie e sociali. Chi l'ha conosciuto da gran tempo,
accostandosi a lui, soprattutto nel confessionale, ne porta in cuore il
ricordo edificato, perché le anime sentivano in lui uno "speciale
amico", specialmente dotato nel servizio consolatore dei malati, dei
disabilitati, ai quali sapeva offrire, senza stanchezze, l'amabile
parola della fede e della cristiana speranza. "Di fronte a lui - attesta
commossa la Signora Elena La Fauci Rosa - serbiamo per sempre in cuore
l'esempio di uno stile santo di vita che fa sorgere la preghiera:
-Manda, o Signore, apostoli e "santi" alla tua Chiesa!..."
(dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generale" gennaio aprile
1993) |