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F
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Sac.
Sebastiano FERLITO
aggregato dell'Opera, da Acireale (Catania),
passato al Signore, in Messina, il 3 gennaio 1993, a 82 anni di età e 59 di
sacerdozio.
Nato il 14 febbraio 1910, aveva compito il normale
corso di preparazione nei seminari diocesani, ricevendo poi l'ordinazione
sacra in Messina il 6 agosto 1933 e trascorrendo i suoi primi anni quale
ministro di Dio al servizio della Diocesi. Pieno di ammirazione per Don
Orione intorno al 1946, appena terminata la guerra, si sentì portato ad
offrire vita e collaborazione nella Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Compiuto il noviziato e rinnovati i voti religiosi, preferì vivere in umile
silenzio e in obbedienza, ma quale semplice aggregato con la possibilità di
rimanere nella sua terra, dove trascorse tutta la vita, dopo un breve periodo
di lavoro nella parrocchia orionina di Ognissanti intorno agli anni 50.
Figura longilinea, dal tratto gentile e decisamente sereno, con
voce che gli usciva come un soffio, camminava lesto, quasi sfiorasse le
terra, accompagnato da una borsa di cuoio nella quale teneva libretti, fogli
di propaganda e di missioni, con "figurine" e immaginette che
distribuiva agli ammalati, a chi incontrava, alle persone che volentieri gli
offrivano un passaggio per abbreviargli o sollevargli il percorso a piedi. In
agosto avrebbe compiuto sessant'anni di ministero sacerdotale.
La vigilia della morte dovette essere aiutato durante il divino
sacrificio chiedendo, quasi presago della divina chiamata, di potersi
confessare.
Ai funerali, Mons. Arcivescovo Ignazio Cannavo lo definì: "Una figura
umile e mite, dotata di spirito di servizio, uomo di preghiera, devotissimo
alla Madonna e dei Santi". E i confratelli affermano di lui: "si
faceva mangiare da tutti", sempre pronto all'ascolto degli intelligenti
e dei "matti", che tuttavia trattava, tutti, con dolcezza,
riuscendo impareggiabile nella nobiltà del tratto.
Con la sua presenza discreta e apparentemente in ombra, era
sostegno nel servizio ministeriale, agli altri confratelli, impegnati in
attività comunitarie e sociali. Chi l'ha conosciuto da gran tempo,
accostandosi a lui, soprattutto nel confessionale, ne porta in cuore il
ricordo edificato, perché le anime sentivano in lui uno "speciale
amico", specialmente dotato nel servizio consolatore dei malati, dei
disabilitati, ai quali sapeva offrire, senza stanchezze, l'amabile parola
della fede e della cristiana speranza. "Di fronte a lui - attesta
commossa la Signora Elena La Fauci Rosa - serbiamo per sempre in cuore
l'esempio di uno stile santo di vita che fa sorgere la preghiera: -Manda, o
Signore, apostoli e "santi" alla tua Chiesa!..."
(dagli "Atti e
Comunicazioni della Curia Generale" gennaio aprile 1993)
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