Fratel Marcello FROLI
 Piamente deceduto al
Centro Don Orione di Roma Monte Mario il 9 novembre 2005, a 86 anni
d’età e 57 di Professione religiosa.
Nacque a Roma il 9
giugno 1919, figlio unico di Armando Flori (il vero cognome, mentre
Froli deriva da un errore dell’anagrafe) e di Sugaroni Ida Pia. Fu
battezzato nella chiesa di San Martino ai Monti il 30 luglio 1919 e
cresimato l’11 maggio ’30 nella parrocchia di S. Croce in Gerusalemme,
nel cui territorio abitava con i genitori fino al ’47, al n. 20 di
Piazza Porta Maggiore.
Compiute regolarmente
le scuole d’obbligo e quelle di avviamento professionale col relativo
diploma, trovò subito lavoro come archivista presso il Ministero degli
Esteri a Roma (’36-’40).
Durante la guerra, cui
dovette partecipare come militare di leva, fu fatto prigioniero dagli
inglesi durante la campagna d’Africa e trasferito in India in un campo
di concentramento. La sua vocazione – che può ritenersi come una vera
conversione – in quanto, da tempo aveva lasciato la pratica religiosa
come già suo padre – che a sua volta tornerà ai sacramenti e alla vita
cristiana nel ’47 – in occasione della vestizione religiosa del figlio,
al Santuario della Guardia a Tortona. Infatti, il suo proposito di
consacrarsi al Signore risale al novembre ’41, dopo colloqui con un
amico di prigionia e lettura di qualche libro su San Giovanni Bosco e su
consiglio del Cappellano militare che lo aiutarono a passare
dall’indifferenza alla luce a alla comprensione della volontà divina.
Dopo la liberazione e
il ritorno a Roma riprese il suo lavoro al Ministero, ma nello stesso
tempo s’interessò per essere accolto nella Congregazione tramite il
Parroco, che lo indirizzò agli orionina della vicina parrocchia di
Ognissanti all’Appio. Con lettera credenziale di Don Di Pietro fu
accolto al “Paterno” di Tortona il 20 gennaio ’47 come probando e
vocazione adulta, e nell’agosto dello stesso anno, dopo il rito della
vestizione, fu inviato al noviziato a Villa Moffa di Bra (Cuneo),
professando i primi voti religiosi l’11 ottobre 1948, allora festa della
“Mater Dei”.
Aspirando farsi
sacerdote, fece il tirocinio unito allo studio al Cottolengo di Milano e
alla Colonia S. Innocenzo di Tortona dove, constatate le difficoltà di
proseguire i necessari studi ecclesiastici, chiese ed ottenne di optare
per il ramo eremitico verso il quale si sentiva portato, dopo qualche
incontro con Frate Ave Maria, nell’Eremo di Sant’Alberto. Ricevuto il
nuovo abito religioso col nome di Fra Corrado e rinnovati i voti senza
ripetere il noviziato, fu destinato come custode e assistente presso
l’Eremo Santuario di San Corrado fuori le Mura a Noto (Siracusa), dopo
due anni fu inviato all’eremo di S. Maria delle Grazie di Monte Soratte
a Sant’Oreste (Roma), rimanendovi fino al ’63. Qui fece la sua
Professione perpetua nella festa dell’Assunta ’53 ed ebbe l’incarico di
addetto alla stazione metereologica ivi ubicata, oltre ai normali
compiti della vita eremitica, fatta di preghiera e lavoro.
Dal ’63 all’81 fu
nuovamente custode e questuante all’eremo di Noto, fiché lobbedienza lo
richiamò a Roma presso il Centro Don Orione di Monte Mario, per servire
i disabili come infermiere e assistente. Qui smise l’abito eremitico per
quello civile dei fratelli, anche se tutti continuavano a chiamarlo Fra
Corrado, anche per via della candida e sorridente barba. Dopo la morte
di Fr. Vittorio Di Nicola, fu mandato nuovamente a Noto, rimanendovi
fino alla riconsegna del Santuario alla Diocesi (’84-’87), trascorrendo
poi un breve periodo al Santuario di Santa Rosalia al Monte Pellegrino
di Palermo.
Sempre disponibile,
tornato a Roma, continuò il suo servizio soprattutto nell’assistenza
continua e umile dei sacerdoti ammalati, spesso seguendoli negli
spostamenti in altre case per cure ed altre terapie: Monteverde,
Ercolano, Incoronata; fino al 1990. Da allora, sempre rimanendo al
Centro Don Orione, causa l’età e la salute ormai precaria, continuò, nel
possibile, la sua collaborazione nella sede provinciale e nel Centro,
con generosità e sacrificio, ma soprattutto col suo esempio di vita
orionina ed umile, di preghiera e serena sofferenza, offerta a Dio per
la Chiesa, il Papa, la Congregazione che sempre amò nei superiori, nei
quali vedeva la volontà di Dio come via sicura verso la santità.
Sempre mite e lieto,
seppe tenere fede agli impegni assunti, con una commovente fiducia in
Dio e nei Superiori – come si rileva dalla sua scarsa corrispondenza -,
ma anche con la concreta carità verso confratelli e giovani, nella
quotidianità, alimentata dal costante spirito di raccoglimento che lo
prepararono egregiamente alla liturgia del cielo.
I funerali si svolsero
il 10 novembre nella parrocchia “S. Maria Mater Dei” di Roma Monte
Mario. Per singolare coincidenza del raduno dei parroci orionina
d’Italia, vi fu una solenne concelebrazione presieduta dal Superiore
generale Don Peloso, con la partecipazione di molti confratelli, suore e
personale del Centro. La salma fu poi tumulata nella tomba della
Congregazione nel Cimitero Flaminio di Prima Porta.
(dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia") |