Figli della Divina Provvidenza (FDP)

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ordine alfabetico per Cognome

 

 Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) 

 

D (47)

 

Da Rech Giuseppe

Da Silva Antonio Aparecida

Dabrowski Bronislaw

Dabrowski Edmund

D'Addio Raffaele

Dal Lago Ottorino

Dalla Bà Dino

Dalla Costa Giacomo A.

Dalla Libera Aldo

Dalla Libera Giovanni

Dalle Nogare Giuseppe

Danna Giuseppe

Dapra Cesare

D'Attilia Giovanni

De Angelis Arsenio

De Bona Oliveira Antonio

De Carvalho Geraldo Cruz

De Franca Vianna Augusto

De Paoli Angelo

De Rosa Benito

De Vido Giovan Battista

Defrancesco Francesco

Degiampietro Gustavo

Del Grosso Berardo

Del Rosso Domenico

Delfino Filippo

Dellalian Giovanni

Demarco Roberto

Demontis Cesare Fra Pacomio

Di Clemente Dionisio

Di Giusto Giosuè

Di Iorio Luis

Di Nicola Vittorio

Di Pietro Francesco

Di Stefano Candido

Dobosz Francesco

D'Odorico Renato

Dominguez Ramon

Dondero Giuseppe

D'Onofrio Cesare

D'Onorio De Meo Giovanni

Doria Luigi

Dos Santos Jose Carlos

Draghi Domenico

Drzewiecki Franciszek

Durante Gerardo

Dutto Giuseppe

Sac. CESARE  D’ONOFRIO

da Villamagna (Chieti), passato al Signore in Roma, Parrocchia di Ognissanti, il 14 settembre 1996, a 69 anni di età, 50 di professione religiosa e 40 di sacerdozio.

Presentato con giudizio lusinghiero dai sacerdoti della sua parrocchia, a 13 anni, - era nato il 6 agosto 1927 - venne accolto nei seminari dell’Opera in Velletri e Patrica il 12 ottobre 1940, dove fece il ginnasio e, il giorno dell’Immacolata 1942, ricevette l’abito sacro. Il corso dei suoi studi è stato normale, dopo il noviziato fatto a Villa Moffa nel 1945-46, con prima professione religiosa l’11 ottobre (allora festa della Mater Dei) 1946, coronata dalla professione perpetua il 29 settembre 1953 in Tortona, durante il corso della teologia (1952-56), fatta a Tortona, e dopo il liceo a Villa Moffa (1946-49), e il tirocinio a Roma e Reggio Calabria (1950-52).

Ordinato sacerdote il 29 giugno 1956 in Tortona, venne destinato assistente dei giovani a Napoli (1956-57), a Via Induno in Roma, nella Casa dell’Orfano (1957-58) e poi nell’Istituto Bonsignore di Terracina (1958-60).

Considerato e definito globalmente da Superiori e confratelli come un “semplice”, ebbe doti apprezzate di uomo mite, riserbato, rispettoso, accondiscendente e di retta intenzione, sensibile e comprensivo, remissivo e laborioso, lontano dai rumori e tutto impegnato a dare il meglio di sé.

Troviamo il suo passaggio discreto e buono tra gli orfani di Monte Mario (1961-65), di nuovo a Terracina come vicario e assistente prima (1966-70) e direttore poi (1970-78); alla parrocchia della Massimilla (Roma) collaboratore nel ministero pastorale (1978-86), ad Avezzano (1986-91) come economo, al Piccolo Cottolengo di Via Poerio in Roma (1991-93) vicario ed economo e ancora ad Ognissanti in Roma quale economo e collaboratore nel ministero parrocchiale.

La malattia, che lo tolse alla stima di confratelli e fedeli, ne affinò l’anima, entusiasta della santa vocazione e soprattutto della appartenenza alla famiglia religiosa dell’Apostolo della carità. Un naturale riserbo stava ad indicare  delicatezza di coscienza e la volontà di corrispondere appieno alla celeste chiamata e ai dettami  dell’obbedienza, volontà permeata di sincero, palese amore alla cara Congregazione.

(dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generale" settembre dicembre 1996)