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Figli della Divina Provvidenza (FDP) A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Z ordine alfabetico per Cognome
Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) |
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D (47) |
da Villamagna (Chieti), passato al Signore in Roma, Parrocchia di Ognissanti, il 14 settembre 1996, a 69 anni di età, 50 di professione religiosa e 40 di sacerdozio. Presentato con giudizio lusinghiero dai sacerdoti della sua parrocchia, a 13 anni, - era nato il 6 agosto 1927 - venne accolto nei seminari dell’Opera in Velletri e Patrica il 12 ottobre 1940, dove fece il ginnasio e, il giorno dell’Immacolata 1942, ricevette l’abito sacro. Il corso dei suoi studi è stato normale, dopo il noviziato fatto a Villa Moffa nel 1945-46, con prima professione religiosa l’11 ottobre (allora festa della Mater Dei) 1946, coronata dalla professione perpetua il 29 settembre 1953 in Tortona, durante il corso della teologia (1952-56), fatta a Tortona, e dopo il liceo a Villa Moffa (1946-49), e il tirocinio a Roma e Reggio Calabria (1950-52). Ordinato sacerdote il 29 giugno 1956 in Tortona, venne destinato assistente dei giovani a Napoli (1956-57), a Via Induno in Roma, nella Casa dell’Orfano (1957-58) e poi nell’Istituto Bonsignore di Terracina (1958-60). Considerato e definito globalmente da Superiori e confratelli come un “semplice”, ebbe doti apprezzate di uomo mite, riserbato, rispettoso, accondiscendente e di retta intenzione, sensibile e comprensivo, remissivo e laborioso, lontano dai rumori e tutto impegnato a dare il meglio di sé. Troviamo il suo passaggio discreto e buono tra gli orfani di Monte Mario (1961-65), di nuovo a Terracina come vicario e assistente prima (1966-70) e direttore poi (1970-78); alla parrocchia della Massimilla (Roma) collaboratore nel ministero pastorale (1978-86), ad Avezzano (1986-91) come economo, al Piccolo Cottolengo di Via Poerio in Roma (1991-93) vicario ed economo e ancora ad Ognissanti in Roma quale economo e collaboratore nel ministero parrocchiale. La malattia, che lo tolse alla stima di confratelli e fedeli, ne affinò l’anima, entusiasta della santa vocazione e soprattutto della appartenenza alla famiglia religiosa dell’Apostolo della carità. Un naturale riserbo stava ad indicare delicatezza di coscienza e la volontà di corrispondere appieno alla celeste chiamata e ai dettami dell’obbedienza, volontà permeata di sincero, palese amore alla cara Congregazione. (dagli "Atti e Comunicazioni della Curia Generale" settembre dicembre 1996)
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