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(47)
Da
Rech Giuseppe
Da Silva Antonio Aparecida
Dabrowski Bronislaw
Dabrowski
Edmund
D'Addio
Raffaele
Dal Lago Ottorino
Dalla
Bà Dino
Dalla Costa Giacomo A.
Dalla Libera Aldo
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Dalle Nogare Giuseppe
Danna
Giuseppe
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Di
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Francesco
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Cesare
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Dos Santos Jose Carlos
Draghi
Domenico
Drzewiecki Franciszek
Durante
Gerardo
Dutto
Giuseppe
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Aggregato Sac. Dott. Domenico Del Rosso
da
Avezzano (L'Aquila), morto a Torino il 13 gennaio 1948, a 46 anni di età, 28
di Professione e 22 di Sacerdozio.
Riposa
nel cimitero di Tortona.
II Sac. Domenico del Rosso nacque ad Avezzano (L'Aquila)
il 7 Gennaio 1902 da Francesco e da Emilia Celi. Il giorno appresso nella
parrocchiale di S. Francesco ricevette il S. Battesimo.
Fece a 11 anni la Prima Comunione e ricevette dal Vescovo Mgr. Pio Bagnoli la
S. Cresima.
Rimasto orfano di padre e madre al terremoto di Avezzano del 13 Gennaio 1915
fu - unitamente all'oggi medico Del Rosso Luigi suo fratello - paternamente
soccorso da Don Orione ed accolto nei suoi Istituti. In essi, pur apprendendo
l'arte tipografica, seguì i corsi umanistici, coronati 10 anni appresso -
autunno 1925 - dalla laurea in lettere, presso la Università di Torino.
Il fascino di Dio di Don Orione, tutto dedito al sollievo degli orfani e dei
miseri, lo attrasse con dedizione generosa e costante nella di lui piccola
schiera. A Tortona, il 20 Dicembre 1924, per mano del Vescovo» Mgr. Simon
Pietro Grassi, riceveva il Suddiaconato!, e l'anno appresso, 19 Dicembre 1925,
per mano dello stesso, veniva consacrato Sacerdote: mentre già l'11 Agosto di
quell'anno santo, a Roma in San Pietro, presso l'urna dell'Apostolo e nelle
mani di Don Orione aveva emessa la professione perpetua. Più tardi nelle mani
dello stesso suo benefattore e padre dello spirito, nella festa della Guardia
del 1931, nel Santuario che si inaugurava quel giorno in Tortona, emetteva il
4.° voto, quello di Guardia Giurata del Papa.
E in fedeltà diuturna a tali promesse la sua vita fu tutta, dedita nel
solco dell'obbedienza - a faticare tra i piccoli trasfondendo attraverso la
dottrina e il buon gusto della classicità - con predilezione per la lingua di
Roma e della Chiesa - sopratutto il sapore di Cristo nella anime dei piccoli,
degli orfani e dei figli del popolo.
San Remo, Tortona, San Severino Marche, Magreta, Venezia, Villa Moffa,
Tortona, Novi Ligure, Roma Vicolo Massimi e Roma San Filippo e Ognissanti
sono le tappe della generosa dedizione di sé, fatta incessantemente e senza
risparmi malgrado la delicata salute.
Chiaro d'animo e di mente, col cuore aperto agli aneliti di carità e di
giustizia, sensibilissimo alla pena altrui. Semplice e pio, per lo più
sereno, come educatore salutarmente molesto a forme di falsità ed ipocrisia.
Cadde infermo negli anni agitati dell'ultima guerra quando nella comunità
immensa del San Filippo ricopriva - nel silenzio e schivo di mostre - anche
l'ufficio amministrativo. Sopportò la lunga malattia con edificante serenità,
nelle varie soste ospedaliere di Roma — Cuneo — Torino.
Ebbe presentimento sicuro della fine (che fosse una grazia implorata da Dio?)
dandone pure preavviso l'ultima notte e pregando, con la abituale
delicatezza, che non si telefonasse ad alcuno se non al mattino, dopo le
sette.
Si spense infatti al primo inizio, 1,30 di notte, del 13 Gennaio 1948 con
sulle labbra un'ultima invocazione: « Gesù, Giuseppe e Maria, proteggi
l'anima mia ». Quel giorno segnava il 33.mo anniversario della morte dei suoi
genitori al terremoto di Avezzano - Finale indubbio. Segno anche questo della
bontà infinita di Dio che lo aveva prescelto nel pianto, alla scuola di Don
Orione, pei fulgori della sacerdotale trasfigurazione.
Atti del Consiglio Generalizio, anno II n.2 - gennaio
febbraio marzo 1948
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