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Figli della Divina Provvidenza (FDP) A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W Z ordine alfabetico per Cognome
Necrologio Figli della Divina Provvidenza (ricordati nel giorno anniversario) |
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Sac. Giuseppe
Dutto da Boves (Cuneo), morto a Cuneo il 22 ottobre 1967, a 76 anni di età, 42 di Professione e 52 di Sacerdozio
ALLE ORE 15 DELLA
GIORNATA MISSIONARIA IL "CONSUMATUM
EST" DEL CARO DON DUTTO A tutti i figli della Divina Provvidenza Tortona, 25 ottobre 1967. Carissimi, la pace del Signore sia sempre con
noi! Coronando nella
sofferenza, all'Ospedale della sua Cuneo, una vita interamente e generosissimamente
votata agli ideali apostolici, domenica 22 ottobre,
mentre in tutto il mondo si celebrava la Giornata Missionaria, il nostro
Procuratore Generale Don Dutto è piamente tornato al Signore. In mattinata si
era sentito meglio e, malgrado le complicazioni di prostrata e pleurite — che da qualche
settimana avevano rese anche più preoccupanti
le sue già così precarie condizioni — ancora una volta rinasceva la speranza di una ripresa. Si era
trattenuto col suo bravo nipote
Piero, coi familiari, con don Antonio Dalmasso, rallegrandosi con lui per la sua decisione di andare missionario
nel Goiàs. Nel primo pomeriggio
aveva conversato a lungo con Don Mariani — ricordando i suoi trent'anni di « missione » tra gli umili e i
poveri del Sud America — e, congedandosi
il confratello parche impegnato per una funzione eucaristica, gli aveva detto: « Quando alzerete
l'Ostensorio — come facevo io in Argentina
ogni volta che davo la benedizione — dite al Signore che benedica tutti i missionari, specialmente i più
lontani, i più bisognosi...». Di lì a poco, il fulmineo collasso. Il buon Canonico,
che divideva con lui la cameretta dell'ospedale, fece appena in
tempo per l'assoluzione. Ma Don Dutto era preparatissimo: s'era confessato la
sera innanzi, ed anche quel mattino con tanta pietà aveva fatto la S.
Comunione... La cara salma, esposta lunedì nella chiesa della Colonia
S. Antonio, è stata trasportata ieri mattina nella parrocchia di Boves, ed è
continuata ininterrotta l'offerta dei suffragi. I funerali poi
nel pomeriggio di ieri — alla presenza dell'Ecc.mo Arcivescovo Mons.
Guido Tonetti — sono stati un trionfo. Secondo le disposizioni testamentarie
— che rivelano una volta di più l'animo schivo e semplice del caro
Don Dutto — tutto doveva svolgersi in un clima di estrema povertà e
sobrietà, senza canti, senza discorsi. Ma come si poteva trattenere
tutta una popolazione, che lo considerava come una sua gloria e lo
circondava di tanta stima? Il Sindaco Gen. Allasia decretò il lutto cittadino, presenziò col
gonfalone e la Giunta. Comunale, dispose l'intervento
delle scolaresche, e tutta quanta la cittadinanza sembrava volersi stringere al caro Don Dutto, con un gran
numero di sacerdoti diocesani. Per la Congregazione erano presenti i
Direttori Provinciali Don Borchini e Don
Petrelli, il Direttore dell'Istituto Teologico Don Ghiglione, tanti confratelli suore e amici venuti di
lontano, i venerandi Don Ferretti e
Don Fiori, i Superiori e i chierici di' Villa Moffa al completo. Ho concelebrato con Don Parodi, Don Piccinini, Don Di
Pietro e Don Paragnin, rivolgendo
una parola di ringraziamento — che sentivo doverosa per la così insigne
testimonianza di onore resa al caro D. Dutto e richiamando la lezione che
egli ci ha dato con la sua vita sempre esemplare, la sua fedeltà alla Chiesa e al Papa, la sua austerità,
il suo sacrificio. Sua Ecc. Mons.
Tonetti ha officiato le esequie ed il corteo ha raggiunto il camposanto che imbruniva. Don Dutto era ormai
arrivato a casa ed ora riposa per
sempre - come aveva desiderato - nel camposanto della sua Boves. Schiettezza di una vita, singolarmente apostolica. Quante cose vorrei dirvi di Lui, o carissimi
confratelli, in quest'ora, mentre si affacciano tante memorie e tutte così edificanti!
Dalla sua generosa risposta alla preghiera di Don Orione — che, celebrando nella
chiesa
del S. Cuore di Cuneo le esequie di Don Quadrotta, aveva implorato perchè
qualcuno dei sacerdoti diocesani presenti prendesse il posto del giovane
confratello scomparso — ai trent'anni di fatiche, senza soste ed a prezzo di
sacrifici ben grandi, in Argentina. Tra l'ottobre del 1922 — quello
della singolare « chiamata » — e l'ottobre del suo transito c'è un altro
ottobre che mi è rimasto e rimarrà per sempre nel cuore; l'ottobre
argentino del 1966 a Buenos Aires, per il titolo accademico conferitogli
dall'Istituto Argentino-Ispanico, per le dimostrazioni di riconoscente
affetto tributategli dai fedeli della parrocchia N. S. della Divina Provvidenza in occasione
della sua Messa d'oro, (era proprio la giornata missionaria!) e
poi al Porto di Mar del Plata, nella festa di Cristo Re, tra le famiglie
dei pescatori che lo avevano avuto primo parroco in anni lontani e non
avevano più dimenticato il Padre buono che, in estrema povertà e carità,
si era sempre prodigato per loro. Aveva
del miracoloso quel ritorno di P. Dutto in. Argentina, dopo il gravissimo
infarto del 1963: ma più prodigiosa ancora mi apparve l'esplosione di tanta
gratitudine accanto all'umile sacerdote che aveva seminato fra le
lacrime ed a tanti anni di distanza raccoglieva così larga messe dì consensi. Visitandolo
all'ospedale. S. Croce il 10 ottobre con Mons. Angelo e la mamma (che intendeva
ricambiare a Don flutto la delicatezza- usatele Io scorso
anno, quando, tornato dall'Argentina, era andato col caro Don Parodi a
Guastalla a portare mie- notizie e gli auguri natalizi) mi era venuto
spontaneo ricordare: « Come in questi giorni, l'anno passato, eravamo a Buenos
Aires... ». Ho visto i suoi occhi riempirsi di lacrime. Ha cercato di
frenare l'emozione, ma senza riuscirci. « Scusatemi — soggiunse — sono
proprio uno sciocco: piango per niente... ». Si era, come per incanto,
ritrovato tra le popolazioni tanto amate e da cui era stato sempre così
intensamente ricambiato. Come non commuoversi? Quelle sue lacrime, quel suo grande amore, quel
tenerissimo ricordo, tutto
io vorrei, carissimi confratelli, far arrivare a Buenos Aires, a Nueva Pompeya, al Porto di Mar del Plata, in tutte le
Case del sud America dove Don
flutto è passato, aprendo così profondi e così benèfici solchi di bene: con l'integrità del suo sacerdozio, con
la sua infaticabile carità... Che
esempio e che richiamo per noi, soprattutto, mentre siamo invitati a considerare anche - e sempre a bene della
nostra anima - i misteriosi disegni
della Provvidenza che volle affinare nel dolore quella grande anima predisponendola alla piena conformità al
volere divino anche nei sacrifici più
grandi. Quanto gli era costato, nel 1952, il non tornare più in Argentina ed il disporsi ai nuovi incarichi
affidatigli dai Superiori. Gli fui
vicino a Milano, negli anni in cui fu Direttore della Provincia di San Marziano; lo andavo poi spesso a visitare a
San Bernardino di Tortona quando,
Rettore del Santuario della Madonna della Guardia, traeva il suo maggior conforto — sempre col pensiero
alle folle di piccoli educati in
Argentina — nel far la scuola ai ragazzetti del Santuario, facendosi « piccolo
coi piccoli, sapientemente ». Venne in seguito la responsabilità di Assistente Generale delle Opere fino al marzo del '63, quando un infarto lo portò all'orlo della tomba. La fiducia dei confratelli, pur in quella circostanza e mentre era ancora gravemente infermo, si espresse nella sua elezione a Procuratore Generale ed egli fu riconoscente per l'onore che gli si volle rendere, mentre intuiva che, con la salute così compromessa, avrebbe potuto fare ben poco. Con quanto impegno seppe invece assolvere al suo ufficio e portare a termine — per quell'ardore di attività che neppure il male aveva potuto contenere — altre utilissime iniziative come la biografia di Don Zanocchi, la storia dell'attività svolta dai Figli della Divina Provvidenza nel Chaco Argentino, la traduzione in spagnolo del volume contenente gli scritti e i discorsi di Don Orione alle Suore. Quanto bene l'antico direttore dello « Stendardo » di
Cuneo seppe svolgere così, anche negli ultimi anni, con la penna, sia
scrivendo articoli e lavorando
a pubblicazioni, sia attraverso la corrispondenza che gli consentiva di
tenersi vicino e dare il meglio di sè a tante e tante anime -
soprattutto nostri confratelli e buone suore - che aveva avuto la sorte di
incontrare sul suo cammino. Nel
luglio scorso, ancora in discrete condizioni di salute, aveva lasciato Roma per
il periodo di soggiorno nell'aria nativa di Cuneo. Andava
Si affaticò forse eccessivamente nel preparare, e
battere a macchina quel discorso che tenne nella chiesa del suo
Battesimo, il 13 luglio, alla presenza dell'Arcivescovo. E fu l'estremo suo
messaggio alla diocesi, sempre tanto amata: una commovente testimonianza di
amore al suo seminario, alla sua terra, così ricca di fede, di onestà, di
virtù. un accorato richiamo a tener alti e fermi i principi, i valori
spirituali, il culto della verità nella grave e difficile ora che volge, con
docilità generosa e filiale al
magistero della Chiesa. Il medico gli aveva detto che quel giorno non avrebbe
dovuto nè celebrare nè
parlare. Preso dall'ansia del bene, invece, non si accontentò di leggere — pur con voce stanca — il testo preparato,
ma vi aggiunse altro ancora che il cuore gli andò via via suggerendo. Aveva
tante cose da dire, e capiva che
poteva essere l'ultima occasione. Da quella fatica, superiore alle sue forze, non si riebbe più.
Forse quello sforzo eroico ha
anticipato la sua fine, ma ne è fiorito un accorato, sofferto messaggio di fedeltà alla Chiesa ed al Papa che fa tanto
onore a un figlio di Don. Orione... Vennero le lunghe settimane di forzato riposo alla
Colonia S. Antonio,
poi alla Casa del Clero di Fontanelle, sotto lo sguardo della Madonna « Regina Pacis », ospite sempre tanto
gradito del buon Can. Peano. Le condizioni andarono peggiorando e fu
necessario il ricovero prima all'Ospedaletto (già sanatorio, poco lontano
dalla nostra Colonia), poi all'ospedale S. Croce. Ogni visita (e quanti
confratelli, suore, amici, ex allievi, sono
passati accanto a lui in questi mesi!) era motivo per edificarsi dinanzi alla sua serenità, alla sua
pietà (quanto pregare!), soprattutto
alla sua riconoscenza ammirata per i confratelli della Colonia che lo
seguivano con tanto affetto, per l'assistenza dei medici, delle suore, degli infermieri, tutti tanto delicati e
premurosi. Qualsiasi gesto, ed attenzione
(ricordo particolarmente la sua gioia per la visita dell'Em.mo Card. Riberi
già suo condiscepolo al Seminario di Cuneo e fedele amico) lo commuovevano e
nella squisita sensibilità non finiva di ringraziare. Ora, ringrazierà dal cielo
quanti gli hanno voluto bene, 1G hanno Confortato, hanno pregato per lui:
anche gli orfanelli Santa Rosalia a Montepellegrino
di Palermo che ancora la vigilia della sua morte — la sera del sabato 21 ottobre — recitavano il
Rosario per la sua guarigione (sapevano
che Don Dutto amava tanto il Rosario!), e gli alunni del nuovo Istituto di Paternò che pregavano per lui
— ignari — proprio nell'ora della
sua morte, e gli eremiti di San Corrado a Noto che lunedì 23 ottobre invitavo ad offrire per Don Dutto la
S. Messa e la S. Comunione, e furono poi così dolorosamente colpiti,
con me, dall'annuncio che ci pervenne della
improvvisa sua morte. (…) La Madonna SS.,
in questo chiudersi del mese del Rosario, vi assista tutti, o
carissimi, vi sostenga nelle vostre fatiche e prove, vi benedica. Ieri la invocavamo, ai vespri
di San Raffaele, «Virgo dux pacis, Genitrixque lucis», e mi
pareva - pregando nella chiesa di Boves - di sentirla come non mai vicina,
«Regina della Pace», «Porta del cielo», mentre affidavamo a Lei e ai
cori degli Angeli l'anima benedetta del nostro Don Dutto... Oh sia anche per
noi tutti, e sempre, Madre di Speranza e di Pace, cammino e porta del
cielo! Vostro aff. mo in G. C. e Maria
SS. Sac.
GIUSEPPE ZAMBARBIERI
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